Joni Mitchell parla dei suoi primi anni: “Ho fatto pace con i miei esordi”

Joni Mitchell sugli albori della sua carriera: "All'inizio era più piacevole".

L’occasione l’ha data l’imminente pubblicazione di Archives Volume 1 – The Early Years (1963-1967), nuovo box set – in uscita venerdì – contenente materiale inedito dei primi anni della sua carriera. Joni Mitchell è tornata a parlare concedendo una lunga intervista al giornalista e regista Cameron Crowe pubblicata sul Guardian e in cui la leggendaria cantautrice ha ricordato quel periodo, i suoi esordi e il suo rapporto con la musica.

«Quest’antologia mi ha fatto pensare a una mostra su Van Gogh che visitai – ha affermato l’artista – Tutte quelle opere ordinate cronologicamente… si poteva cogliere la crescita dell’artista man mano che si andava avanti. Per me fu illuminante, e così iniziai a dipingere di nuovo. Ecco, se quest’antologia potrà servire a questo, sarà grande. Davvero, ne sarei molto contenta». Del resto, il suo approccio era in qualche modo disarmante all’epoca, quasi naïf: «”Se non puoi dire qualcosa di bello, non dire niente”: era questa la mia filosofia da giovane. Le mie lotte, le mie vittorie, il mio disorientamento di allora sono una parte della storia».

La cantante canadese infatti non l’ha rinnegata e anzi ha ammesso di averla rivalutata proprio grazie a questo nuovo cofanetto: «Le produzioni successive erano certamente più ricche, profonde e intelligenti; anche gli arrangiamenti erano più interessanti. Musicalmente e come compositrice di testi sono cresciuta, ma non voglio apparire snob rispetto al mio primo materiale. Per molto tempo ho lottato contro l’etichetta di folk singer, perché credevo che non mi rappresentasse. Molte delle mie prime canzoni sono andate perdute, esistono solo in questa raccolta, e quando le ho riascoltate le ho trovate splendide e mi hanno fatto fare pace con i miei esordi. Sono state una rivelazione».

In uno dei dischi presenti nell’antologia c’è una versione live di Little Green, brano che la cantante canadese avrebbe poi inserito nello stesso Blue e dedicato alla figlia avuta nel 1964 a seguito di una relazione occasionale e che decise di dare in adozione. «Se è stato difficile cantarla? No, quel tipo di canzoni vanno oltre le difficoltà. Quando canto non recito, sono io. Le parole delle canzoni sono un po’ il tuo copione, ma devi riportare la giusta emozione in ogni singola parola. Se canti in modo carino, magari qualcuno la canterà in modo carino quando ne farà una cover, ma risulterà piatta. Bisogna fare di più».

E sempre a proposito di Blue, ha raccontato un sogno: «Una volta sognai di essere un sacchetto di plastica che assisteva a un concerto. Sul palco c’erano un sacco di donne grasse che suonavano strumenti strani, come tuba e fisarmoniche. Ero seduta lì, un sacchetto di plastica che singhiozzava in mezzo al pubblico, trasparente, si vedeva tutto di me, le viscere erano in bella vista. Fu un sogno strano. Di solito me li ricordo, i miei sogni; sono come piccoli film. Mi sentivo così all’epoca, parecchio vulnerabile. Se era un concept, quel disco? “Sono triste”, questo era il concept».

La Mitchell ha infine parlato anche dell’aneurisma che l’ha colpita cinque anni fa e da cui sta cercando di recuperare: «In precedenza avevo avuto la poliomielite, per cui eccomi qua, di nuovo a combattere. Ancora una volta devo reimparare a camminare, ma piano piano sto migliorando. E poi non potevo più nemmeno parlare. La polio non mi tolse così tanto come l’aneurisma, che si è portato via sia la mia camminata spedita che la mia parlantina. Quest’ultima l’ho recuperata in fretta ma a camminare faccio ancora fatica. Ma io sono una lottatrice, ho sangue irlandese», ha scherzato.

Archives Volume 1 – The Early Years (1963-1967) è preordinabile ed è stato anticipato dall’estratto House Of The Rising Sun, reinterpretazione di un brano folk della tradizione popolare (lo stesso che rifaranno anche gli Animals e che di recente ha fatto litigare il leader Eric Burdon e Trump) registrata nello studio di una radio canadese nel 1963. A marzo dell’anno scorso è stato pubblicato un libro di scritti e dipinti di Joni Mitchell risalente al 1971, mentre nel nostro archivio potete consultare le recensioni di Hejira e Shine.

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