Lucio Battisti era spiato dai servizi segreti: si cercava un’affiliazione con l’estrema destra?

Le voci secondo cui il cantautore italiano fosse legato ad alcune affiliazioni di estrema destra rimangono tali.

Aldo Giannuli – storico e consulente di vari magistrati in materia di intelligence –  ha rivelato nel corso di una video-intervista concessa a Rockol che Lucio Battisti fu effettivamente spiato dai servizi segreti. Le voci secondo cui il cantautore italiano fosse legato ad alcune affiliazioni di estrema destra rimangono tali, ma queste rivelazioni, semmai, ci dicono come quelle stesse voci si fossero trasformate in una vera e propria soffiata ai servizi segreti, che ritennero opportuno spiare Battisti.

Fui io a trovare la nota confidenziale dei servizi segreti che attribuiva a Lucio Battisti un ruolo di finanziatore dell’estrema destra. Nel corso di un’indagine della procura della repubblica di Milano sulle stragi degli anni Settanta mi imbattei in una serie di documenti dell’Ufficio Affari Riservati, il servizio segreto del ministero dell’Interno. Tra quei fogli vi era un’informativa che indicava Lucio Battisti come sovvenzionatore del Comitato tricolore, organizzazione fondata da Mario Tedeschi, senatore del Movimento sociale italiano e direttore del settimanale Il Borghese, per aiutare gli attivisti di estrema destra che avevano guai con la giustizia. Il Comitato tricolore svolgeva in sostanza a destra le funzioni che a sinistra erano prerogativa del Soccorso rosso
Giannuli a Michele Bovi di Rockol

Lo stesso storico, tuttavia, afferma che nel suo lavoro è sempre stato abituato a imbattersi in numerose notizie fuorvianti o palesemente fasulle, specialmente tra quelle dei servizi segreti.

Io che simpatizzavo per l’estrema sinistra, ma che ero un acceso ammiratore di Lucio Battisti, non detti molto peso a quel documento: ero abituato a leggere tra le note confidenziali dei servizi segreti parecchie balle stratosferiche che servivano soltanto a far incassare quattrini agli informatori. Anni dopo mi capitò di parlarne con Bruno Lauzi. Mi disse che Battisti secondo lui votava per il Partito Repubblicano e che non era certo il tipo che sovvenzionava qualcuno o qualcosa: troppo avaro per sborsare un solo quattrino, tantomeno per la politica che era l’ultimo dei suoi pensieri.

A smentire una volta di più il tutto, Mogol, amico di Battisti e storico collaboratore di tutta la sua produzione artistica fino al 1980.

Lucio Battisti non era interessato alla politica. La voce che Battisti fosse un fascista nasceva dal fatto che non scrivevamo, come allora si usava, testi politici di sinistra. Non ho mai sentito Lucio Battisti parlare di politica in tutti gli anni in cui ho lavorato insieme a lui. Non gliene importava assolutamente niente. Oltretutto, Lucio era molto parsimonioso, ma non un avaro. Direi che è impossibile che abbia sovvenzionato la destra, anche perché mi avrebbe accennato qualcosa. Io non l’ho mai sentito parlare di politica, che era estranea al suo modo di pensare.

In archivio potete consultare il nostro ampio monografico su Battisti, curato da Fernando Rennis.

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