Migliori album 2019. La classifica di Marco Braggion

Continuano le classifiche. Il meglio del 2019 secondo Marco Braggion

Non riesco a reggere di fronte al mare di uscite che mi travolge e alterno periodi in cui mi “metto in pari” a lunghe decompressioni con classici o classica. Quest’anno ho venduto gran parte dei miei CD e ho ricominciato a comprare vinile. L’ascolto è ormai solo su Spotify, anche se mi rendo conto che la qualità dell’audio non è delle migliori. La musica quindi sempre più monopolizzata da un sistema che l’avrebbe dovuta “liberare” e che invece somiglia a un Moloch vicino alle multicorporation di Blade Runner, che proprio nel 2019 era ambientato. I percorsi per “scoprire nuova musica” sono come sempre alieni dal mainstream, anche se questa parola può mutare significato e valenza con una frequenza schizofrenica. Il social sempre più importante quindi non solo per/nella musica, ma anche nella vita quotidiana. Ne è un esempio deprecabile Salvini che balla al Papeete Beach. Per staccarmi da quello che viene riciclato su tutti i magazine musicali, seguo saltuariamente Bandcamp, che in molti podcast rivela nuovi suoni e artisti, come pure NTS Radio, Radio Raheem e Rinse FM.

Per l’elettronica ho apprezzato in ordine sparso il mix di Bonobo (Fabric presents Bonobo) il ritorno degli Ultramarine (Signals into Space, grande comeback di una band che non ricordavo minimamente e forse l’album che si avvicina di più al “disco dell’anno”). Murlo (Dolos) porta avanti in modo coerente le radici di Rustie e del post-continuum UK, Bogdan Raczinsky in pieno revival 90-rave con un disco fuori tempo massimo ma per questo oltre le mode (Rave ‘Till You Cry). Inevitabile poi Caterina Barbieri che cala un po’ il tiro rispetto alla purezza dei precedenti, ma comunque viaggia sempre in perfetta sintonia con la sua estetica post-barocca in Ecstatic Computation.

Altra piccola grande bomba stilosissima è stato il disco di (Walter Del Vecchio aka) Quiroga Passages, grande affresco post-lounge con vibes napoletane in grande spolvero da qualche anno (vedi Nu Guinea e affini ma qui il discorso va a parare più sul funky-soul balearico). Ho ascoltato in decompressione molto volentieri anche il nuovo di Com Truise Persuasion System (niente di nuovo. Ben fatto con la solita soulfultronica poppeggiante), i sempreverdi Chems (No Geography ha qualche punta di alta classe ma non mi ha convinto a pieno) e con stupore e deferenza anche gli 808 State che con Transmission Suite sorprendono dopo quasi vent’anni dall’ultimo disco con un mix di electro, house, effetti, magia e ricordi. Per chiudere con i ritmi sintetici aggiungo anche gli artigiani !!! (Wallop), i nostrani Tiger & Woods (Passarani e Delphi tocco da maestri in A.O.D. e forse sì noi quarantenni siamo ormai diventati adult oriented dancers), il DJ Kicks di Laurel Halo in crescendo costante e il mostruoso box per il trentennale Warp, quest’ultimo veramente eccelso nella capacità di coniugare vecchie glorie (il sempiterno Aphex Twin, gli LFO e i Boards Of Canada) con sonorità più contemporanee ma aliene dall’elettronica clubbistica (vedi Kelly Moran) e in generale un gusto sopraffino nella scelta dei brani che fa rimpiangere John Peel. Singoli/EP: Joe, Get Centred (Comeme); Róisín Murphy, Narcissus (Michey Murphy’s Daughter); Anna & Miss Kittin, Forever Ravers (Kompakt); Myd, Superdiscoteca (Ed Banger), DJ Pasta, Batadoris (Toucan Sounds).

Per il resto ho ascoltato molto il disco ambient di Jefre Cantu-Ledesma Tracing Back The Radiance, ho apprezzato il ritorno degli Specials (carica da vendere in Encore), lo stile classico di Beck (Hyperspace), i validi indie rocker Wives (So Removed), la capacità di sfornare dischi di qualità a profusione di Oren Ambarchi (Simian Angel), il soul sciccoso degli Hot Chip (A Bath Full Of Ecstasy), il dark dei nostrani Be Forest (uno dei migliori dischi italiani insieme a quelli di Edda e Massimo Volume). Uno dei dischi con la miglior produzione (in particolare i suoni di batteria) è stato il Teal Album degli Weezer, grande omaggio agli anni ’80 con una cover dei Tears For Fears da paura.

Altre cose che mi hanno colpito: il sax di Bendik Giske, la delicatezza di Sarah Davachi (che ho pure intervistato), FKA Twigs che in certi punti ricorda molto Björk, la maturità di Angel Olsen, i due album dei Big Thief che fanno risollevare le speranze su una rivincita del rock (sempre se questo termine possa avere ancora senso) e la prolificità di Lee ‘Scratch’ Perry, che con Adrian Sherwood ha pubblicato due dischi onestissimi e divertenti (oltre ad altri 4 sempre nel 2019): Heavy Rain e Rainford. Il free jazz alieno dei 75 Dollar Bill e le colonne sonore dell’aiuto di Lynch Dean Hurley. Ristampa dell’anno: Jean C. RochéBirds of Venezuela (in realtà era uscito nel 2018 ma l’ho scoperto solo quest’anno): un disco di field recordings ornitologici che in certi punti sembrano elettroacustica contemporanea. Stupendo.

Libri: Bret Easton Ellis – Bianco (Einaudi), Kenneth Goldsmith – CTRL+C, CTRL+V – Scrittura non creativa (Not), David Szalay – Tutto quello che è un uomo (Adelphi),  Nicolas Mathieu – E i figli dopo di loro (Marsilio).

Serie TV: Stranger Things, The Man in the High Castle, Chernobyl, Watchmen.

Concerti: Cure (Firenze Rocks), Francesco De Gregori (Arena di Verona).

  1. Ultramarine – Signals Into Space
  2. Angel Olsen – All Mirrors
  3. 808 State – Transmissions Suite
  4. 75 Dollar Bill – I Was Real
  5. Dean Hurley – Anthology Resource Vol. II: Philosophy of Beyond
  6. Jefre Cantu-Ledesma – Tracing Back The Radiance
  7. Quiroga – Passages
  8. Murlo – Dolos
  9. Weezer – Teal Album
  10. Oren Ambarchi – Simian Angel
  11. Lee “Scratch” Perry – Rainford
  12. Bogdan Raczinsky – Rave ‘Till You Cry
  13. Be Forest – Knocturne
  14. The Chemical Brothers – No Geography
  15. Tiger & Woods – A.O.D.
  16. Caterina Barbieri – Ecstatic Computation
  17. !!! – Wallop
  18. Sarah Davachi – Pale Bloom
  19. Hot Chip – A Bath Full Of Ecstasy
  20. Massimo Volume – Il nuotatore
Tracklist