“The Post”. Spielberg, Streep e Hanks in Italia: «Il nostro film sul coraggio di una donna e la libertà di stampa»

Sette Premi Oscar riuniti nella stessa stanza, tre vere divinità del cinema americano, sono arrivati in carne e ossa a Milano per presentare alla stampa italiana il film che li vede per la prima volta insieme: "The Post".

Otto Premi Oscar riuniti nella stessa stanza, tre vere divinità del cinema americano, sono arrivati in carne e ossa a Milano (e in diretta streaming a Roma) per presentare alla stampa italiana il film che li vede per la prima volta insieme: The Post. Steven Spielberg, Meryl Streep e Tom Hanks sono reduci dalla serata dei Golden Globe e dalla pioggia di nomination (nessuna vittoria, ma se ne prevedono altre nelle prossime settimane), giusti riconoscimenti per un lavoro che celebra l’arte del saper raccontare del regista, spalancando le porte di una storia non così recente, ma pericolosamente vicina all’attualità: The Post è, infatti, un inno al giornalismo libero e responsabile contro il potere della politica e all’insubordinazione femminile in ambienti di lavoro dominati dagli uomini, immerso nelle atmosfere del 1971, con la guerra del Vietnam in corso e l’ombra della presidenza di Nixon.

«La libertà di stampa, che è uno dei temi principali del film, è il diritto che consente ai giornalisti di essere i veri e unici guardiani della democrazia – esordisce Spielberg – Questo è ciò che mi hanno sempre insegnato fin da piccolo e con cui sono cresciuto. Se pensiamo al 1971, quando Nixon negò la pubblicazione dei Pentagon Papers (“Documenti del Pentagono”) ai principali giornali come il New York Times e il Washington Post, ci volle l’intervento e il giudizio della Corte Suprema per assolvere quello che veniva giudicato un reato contro la nazione. Un atto inaudito che non si verificava dalla guerra civile americana. Purtroppo oggi viviamo sotto la stessa minaccia e ho trovato una strana corrispondenza tra il 1971 e il 2017. Basta soltanto invertire i due numeri finali d’altronde».

E proprio rimanendo ai nostri giorni, come ha reagito la stampa americana al film? Il regista ribatte così: «Ci hanno sostenuto, e sono arrivati tantissimi consensi al di là del messaggio politico di cui si fa carico il film. Quasi quotidianamente la stampa si ritrova a respingere gli attacchi dei piani alti, combattendo contro la disinformazione delle fake news, e questo è importante, perché nel film si sostiene l’importanza della responsabilità e della ricerca della verità. Inoltre – aggiunge il regista di Lincoln e Il ponte delle spie – è grazie alla figura di Katharine Graham che The Post risulta così attuale. Una donna trovatasi ai vertici della sua professione in un ambiente maschile dove con fatica faceva valere la sua opinione, ma ha tirato fuori la voce nel momento cruciale». Felice di aver avuto – finalmente – l’opportunità di lavorare con due grandi attori come Tom Hanks e Meryl Streep, Spielberg ha descritto l’esperienza di The Post come «qualcosa di assolutamente inedito per me, perché per la prima volta mi confrontavo con dinamiche relazionali mai affrontate, con un rapporto umano complesso che era poi il rapporto fra Katharine e Ben Bradlee, il personaggio interpretato da Tom”».

Alle parole di Spielberg si riallacciano quelle della Streep, che benedice l’amica comune Nora Ephron (scomparsa nel 2012) per aver combinato il perfetto incontro con Hanks: «Da anni desideravamo lavorare insieme, ma è grazie a Nora – che ci ha fatti conoscere – se siamo qui oggi. Avrei tanto voluto che fosse qui per vedere il film e per raccontare la realtà e le donne a modo suo: spiritoso e pungente».

È evidente un certo legame fra l’attualità, con le lotte per la parità di genere e i recenti scandali sulle molestie sessuali a Hollywood che hanno scatenato le rivolte delle organizzazioni di difesa femminile (#MeeToo e #TimesUp le più importanti a livello globale), e il percorso del personaggio della Streep in The Post. Unica donna in un’azienda di uomini, direttore poco ascoltato e considerato, che fa valere la sua voce e con coraggio affronta ogni ostacolo. «E pensare che la sceneggiatura del film mi arrivò sei giorni prima delle ultime elezioni, prima di Hillary Clinton contro Donald Trump, prima dei feroci attacchi da parte dei media alle donne», ha confessato l’attrice. «In tal senso, leggerla e calarmi nei panni di Katharine mi ha fatto riflettere su quanta strada ci sia ancora da percorrere». E sulle ragioni di un tardivo risveglio delle donne la Streep risponde che la colpa «è insita nella natura umana: siamo creature che imparano molto lentamente. Non so perché ci sia voluto tanto tempo, ma il vento sta cambiando, in qualsiasi ambiente lavorativo. La situazione si è mossa anche grazie a Hollywood e nonostante preveda qualche passo indietro, ripartiremo più forti di prima e sono ottimista sul futuro. Insegniamo alle nostre ragazze ad essere coraggiose: non lo facciamo abbastanza e l’esempio di Katharine può essere d’aiuto».

Sull’argomento interviene anche Spielberg, che chiude così la conferenza stampa: «Più volte nel corso della storia le donne hanno dimostrato di saper spezzare lo stampo in cui gli uomini le hanno costrette, come durante la Seconda Guerra Mondiale, quando gli uomini erano fuori a combattere e le donne si sono trovate a guidare l’industria. Credo si tratti ogni volta di una lotta di potere, e che il vero problema siano gli uomini e la loro incapacità di controllarsi e accettare un “no” come riposta. Finché non saranno in grado di farlo, questa lotta di potere continuerà. Mi auguro che il film possa diventare una fonte di ispirazione per tante donne che come Katharine Graham hanno difficoltà nel far sentire la propria voce».

The Post, di Steven Spielberg uscirà nelle sale italiane il 1° febbraio 2018. (Foto credit: Corriere della sera).

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