Nick Cave, scatto promozionale per “Idiot Prayer”

Weekend discografico. Ascolta gli album di Dirty Projectors, Nick Cave, King Gizzard, Sfera Ebbasta, The Bug e altri

C'è un sottile e profumato esotismo ad avvolgere due delle uscite più interessanti del weekend.

C’è un sottile e profumato esotismo ad avvolgere due delle uscite più interessanti del weekend. Da una parte abbiamo i Dirty Projectors recensiti (ed elogiati) da Marco Boscolo, dall’altra il ritorno di Kali Uchis di cui presto ci parlerà Mauro Bonomo. Distinti come i bianchi e i neri di una scacchiera, di radice folk i primi e r’n’b la seconda, sia la raccolta dei 5EP del progetto di David Longstreth sia il ritorno tutto latino della cantante della Virginia – Sin Miedo (del Amor y Otros Demonios) – ambiscono ad una personale classicità, un elegante disegno in cui perfezione formale e passione si fondono e confondono. Dunque due dischi dal tratto solare, che abitano il presente ma al contempo cercano proprie modalità di affrontarlo all’interno di una manciata di uscite che giocoforza prediligono la catarsi.

Catartico è senz’altro un Nick Cave che propone in versione doppio album il suo Idiot Prayer, ovvero l’esibizione filmata lo scorso giugno e trasmessa in streaming a pagamento a più riprese lungo quest’anno e nella cui scaletta, lo ricordiamo, c’è anche l’inedito Euthanasia. E catartici sono anche i brani che segnano il ritorno di Iosonouncane e che anticipano l’atteso ritorno sulla lunga distanza (di cui uno – Vedrai, vedrai – è una rilettura di Luigi Tenco).

Un mood sempre introspettivo, eppur stemperato da luci e colori scandinavi, risplende sopra le teste di Lindstrøm e Prins Thomas. Il loro terzo capitolo a quattromani li vede alle prese con sei corti cosmico-lisergici che mescolano noti elementi – nu disco, krautrock, techno e house – con seducenti risultati sia a livello melodico che d’arrangiamento (recensione di Tony Donghia in arrivo). Affondando l’umore nel buio della notte troviamo poi il ritorno di Cabaret Voltaire, moniker dietro il quale si cela il solo Richard H. Kirk. Il suo Shadow of Fear sembra un prequel dell’avventura Plastikman, una techno delle origini in cui le ombre di Kraftwerk e dei padri di Detroit si stagliano sulle aree industriali del Nord del Regno Unito. Sempre sulle tonalità del nero, il fine settimana segna il ritorno anche di Kevin Martin – ora di stanza a Bruxelles – che sforna l’ennesima uscita collaborativa dell’anno, questa volta avvalendosi del feat. della cantante americana (ma residente a Berlino) Felicia Chen. Il disco s’intitola semplicemente The Bug feat Dis Fig e Nicolò Arpinati, in sede di recensione, ne parla in toni non entusiastici, pur ammettendo che si tratta comunque di una prova interessante e senz’altro consigliata ai filologi dell’instancabile producer britannico.

Staccando la spina da quanto sopraddetto per riattaccarla ad amplificatori e chitarre, il WE segna un onesto ritorno da parte dei Cribs, il cui punk fatto di sentimenti e freschezza indie di marca britannica è alla base del valido ma non indispensabile Night Network (recensione di Fernando Rennis). E dei King Gizzard & The Lizard Wizard che ritornano alle microtonalità esplorate in uno dei loro album più apprezzati – Flying Microtonal Banana – per sfornare (da remoto) una prova zeppa di influenze mediorientali ed asiatiche.

Stringendo il focus sull’Italia da segnare ci sono due uscite per quanto riguarda il panorama pop elettronico: da una parte c’è Voodoo Kid con amor, requiem e dall’altra Splendore con OMG, am I really feeling these feelings I’m feeling right now. La prima è una giovane artista di area “ubran” che colloca il proprio immaginario in una posizione orgogliosamente gender fluid, il secondo è Mattia Barra, noto in passato con il progetto L’Orso, che esplora di quella gli aspetti più hyper, glitterati e queer. Sempre dall’Italia c’è Segreto Pubblico di Carmelo Pipitone e, con grandeur internazionale, troviamo Sfera Ebbasta con Famoso, la cui recensione è stata curata da queste parti da un Luca Roncoroni che neppure questa volta fa sconti al rapper di Cinisello Balsamo (ora anche immortalato in una pubblica piazza del Comune).

In chiusura, senz’altro interessante è Modern Antics In a Deserted Place, progetto collagista e avant soul del musicista nigeriano di stanza a Toronto LA Timpa di cui trovate una breve recensione di Giuseppe Zevolli. Della serie, se apprezzate Yves Tumor è il vostro pane. E come dimenticarci del certosino lavoro svolto per Dimensional Stardust, il nuovo album del polistrumentista jazz/fusion americano Rob Mazurek e la Exploding Star Orchestra.

Per le altre uscite del fine settimana – e ce ne sono ancora parecchie – vi rimandiamo alla sezione nuove uscite.

Tracklist