Sufjan Stevens, foto per la stampa (2020)

Weekend discografico. Ascolta gli album di Idles, Sufjan Stevens, Thurston Moore, Bob Mould, Fleet Foxes e altri

Scoccato l'equinozio d'autunno nel migliore dei modi, con la pubblicazione a sorpresa del nuovo album dei Fleet Foxes, siamo materialmente entrati nel vivo delle pubblicazioni discografiche di questa seconda parte dell'anno, che di buona musica ci ha letteralmente inondato

Scoccato l’equinozio d’autunno nel migliore dei modi, con la pubblicazione a sorpresa del nuovo album dei Fleet Foxes, siamo materialmente entrati nel vivo delle pubblicazioni discografiche di questa seconda parte dell’anno. Questo weekend ci ha letteralmente inondato di buona musica: abbiamo tanto il nuovo lavoro di Sufjan Stevens quanto quello di Bob Mould, i ritrovati Sophia come Thurston Moore. E non è finita qui.

Partiamo con i primi e sopracitati Foxes, che ora sono in mano all’unico e solo Robin Pecknold. Poco male, Shore, il quinto album del marchio che segue a tre anni di distanza Crak-Up, è un gran bel lavoro, avvolgente e levigatissimo, che le parole di Marco Boscolo, in sede di recensione, non potrebbero descrivere meglio: «un bagno di paesaggi, di sensazioni, di crepuscoli, di scorci che poco a poco porta i pensieri verso coloro che non ci sono più». Abbinato al disco c’è anche un altrettanto valido mediometraggio firmato da Kersti Jan Werdal e descritto come un road movie dedicato alle terre del Nord Ovest degli Stati Uniti. Se avete modo di gustarvelo su un grande schermo, la visione slow watch è assolutamente consigliata.

Ed è un weekend ad alto contenuto di rock nel senso più ampio del termine, quello degli 80s/90s di Thurston Moore e di Bob Mould, quello a cavallo del secolo dei Deftones e quello declinato post-punk degli Idles. E iniziamo dal primo, che in By The Fire temevamo si ripetesse un po’ nostalgicamente e invece se la cava più che bene. Nelle parole di Onza, che si è occupato anche della recensione di Mould, il disco è una summa della carriera del Nostro, quindi certamente contiene cose che ben conosciamo ispirate dalla discografia dei Sonic Youth ma anche altri illuminanti episodi che pervadono con la loro indole tutto il resto. Quali sono? Ve li racconta meglio di me Massimo, che a proposito dell’ex Hüsker Dü snocciola altre buone impressioni, perché sarebbe un errore bollare Blue Hearts come il suo ennesimo disco del ritorno alla gioventù. Anche Deftones e Idles se la cavano bene: Ohms dei primi, tra aggressività e melodie, ce li restituisce in ottima forma (recensione di Elena Raugei) mentre Ultra Mono dei secondi è la loro miglior prova finora. Una sublimazione del post punk dei precedenti album conquistato da un quintetto che presenta una maggiore consapevolezza del proprio sound. E sono le parole di Fernando Rennis, che ha anche recensito Generations, il bel ritorno del più piccolo (e rockettaro) dei fratelli attivi negli Arcade Fire.

Ma veniamo a lui. Che forse è il più atteso del weekend. Com’è The Ascension dell’amato Sufjano? Un album di pop elettronico in bilico tra comfort e astrazione, scrive Solventi (recensione in arrivo), strutturato su cliché sonori e testuali che ribadiscono lo svuotamento di senso nella ripetitività sistematica dei meme/messaggi. Non un disco di grandi intuizioni melodiche o musicali, ma nel suo insieme è un disco significativo. Altro personaggio amato dagli intenditori ma che rispetto a Stevens è ormai super nicchia è Robin Proper-Sheppard con i suoi Sophia, che tornano con un disco più rock del precedente, As We Make Our Way (Unknown Harbours), quasi un ritorno alle sonorità più nineties delle origini, nota sempre Boscolo (recensione in arrivo). Insomma, parliamo di un cantautorato indie-rock d’antan.

Ma il weekend non è solo rock, post-punk e indie rock: abbiamo il disco per solo organo a canne di Anna von Hausswolff, All Thoughts Fly, di cui ci parla bene Beatrice Pagni e Renegade Breakdown, ovvero la svolta «pop rivolta al futuro» di Marie Davidson, una reazione agli anni trascorsi in viaggio tra club e festival, dice lei, un disco cantautorale che si piazza in un ideale continuum tra Mylène Farmer e i baccanali ritmici di Sébastian Tellier (recensione di Elena Raugei). Last but not least, escono i Public Enemy con il loro disco più stipato di ospiti da un bel po’ di anni a questa parte. E recitiamo: Mike D e Ad-Rock (Beastie Boys), George Clinton, Run-DMC, Cypress Hill, Ice-T e PMD. Titolo lungo e politico/distopico anche questa volta – What You Gonna Do When The Grid Goes Down? – e tanta urgenza di promulgare l’old school rap alle nuove generazioni assieme a un giusto incazzo e militanza contro oppressori e avidi. E occhio di riguardo anche per quelle icone post-punk di Manchester che sono gli A Certain Ratio, il cui angolare misto di funk e disco torna in ACR Loco, a ben 12 anni di distanza dal precedente Mind Made Up, e con la line up originale formata da Jez Kerr, Martin Moscrop e Donald Johnson, coadiuvati da quella dal vivo, ovvero Tony Quigley al sax, Denise Johnson alla voce e Matt Steele alle tastiere.

Altre uscite del weekend: l’album solista di Sadie Dupuis (in arte Sad13), frontwoman degli Speedy Ortiz (Haunted Painting), l’elettronica soulful e ricca di groove di Quiroga (Chords and Desire), la scrittura tra tecnologia ed emozioni dei MasCara (Questo è un uomo questo è un palazzo), il nuovo EP della storica band EBM/industrial italiana Pankow (Der Doctor Schnabel von Rom), un nuovo album del trio formato dalla leggenda giapponese del noise  Masami Akita, in arte Merzbow, il sassofonista svedese Mats Gustafsson e il batterista ungherese Balázs Pándi (Cuts Open). E ancora Domino propone Hen Ogledd (Free Humans) mentre Anti- Yves Jarvis (Sundry Rock Song Stock) e Loma Vista punta sui Sylvan Esso (Free Love). Ah, tornano anche i veterani Pretty Things con Bare as bone, bright as blood.

Singoli: due nuovi brani degli Smashing Pumpkins, il secondo estratto da Letter To You di Bruce Springsteen, Franchise di Travis Scott con i feat. di M.I.A. e Young Thug, Hear Me Out ovvero il singolo/videoclip dei Pixies, e The Great Divide che segna il ritorno degli Shins. Inoltre validi i brani di Mustafa (Air Forces) e una Jamila Woods che si connette con la propria sessualità in SULA (Hardcover). Infine, esce anche il nuovo singolo di Andrea Laszlo De Simone dal titolo Dal giorno in cui sei nato tu.

Tracklist