Daniel Lopatin, Oneohtrix Point Never, foto di David Brandon Geeting 2020

Weekend discografico. Ascolta gli album di Autechre, Ariana Grande, Eels, Elvis Costello, Oneohtrix Point Never e altri

Weekend piuttosto vario. Gli Autechre raddoppiano. Eels e Elvis Costello ci regalano valide prove. Oneohtrix Point Never mantiene fede al titolo del suo ultimo disco

Weekend che si apre con due sorprese: il ritorno dei Salem con Fires In Heaven e il secondo album degli Autechre del 2020, Plus.

Il comeback del duo formato da Jack Donoghue e John Holland è di quelli fuori tempo massimo. Ascoltare il loro insperato secondo album è come tornare indietro al 2012 – e come dice bene Giuseppe Zevolli – agli indie kid che si innamoravano del chopped and screwed e ai rullantini southern rap che avrebbero poi marchiato a ferro e fuoco le produzioni mainstream degli anni ’10. Eppure il ritorno in gran deboscio dello stregonesco progetto, oltre a rappresentare un archelogico prequel di tante carriere soundcloud rap e trap a venire (una su tutte quella di Lil Peep) conserva alcune ragioni di culto se non altro perché rappresenta una ideale – e seppur tardiva – chiusura del cerchio e del decennio.

L’altro dei sopracitati duo, i mancuniani Rob Brown e Sean Booth, se n’è uscito a sorpresa con un secondo lavoro a pochi giorni dal disco che ne aveva segnato il ritorno, Sign. Mossa che ha scatenato le fantasie dei fan tra i quali è iniziata a circolare la convinzione che i due dischi – date le copertine differenti unicamente per gamma tonale e il minutaggio quasi identico – andassero ascoltati assieme. In rete circolano già delle versioni sincronizzate ma ovviamente non sono legali e Warp sta già procedendo a tirarle giù.

E sempre a proposito di dischi che ci riportano idealmente ai primi anni ’10 e in particolare al 2012 c’è quella scintillante gazzosa di massimalistiche kitscherie che è Magic Oneohtrix Point Never, disco con il quale Daniel Lopatin celebra con una sorta di autobiografia la propria avventura musicale (recensione di Edoardo Bridda).

Ma il weekend è anche canzone d’autore. Elvis Costello da una parte (Hey Clockface) e Mark Oliver Everett dall’altra (Earth To Dora) ci regalano due valide prove, soprattutto quest’ultimo che scomoda il tema antico della maschera come strumento per rivelare la verità (recensito da Stefano Solventi).

Se quello che vogliamo è musica che ci spettini i capelli riecco i Mr. Bungle a riproporci uno storico storico demo del 1986 con rinnovata ferocia. Massimo Onza in sede di recensione lo definisce un lavoro di travolgente e granitico trash metal anni ’80 che, grazie all’indiscussa personalità della band, diverte suonando al tempo credibile. Un must per gli appassionati del genere, ma non solo, consiglio che vale anche per il ritorno dei Dope Body, Crack A Light, disco che innesca interessanti equilibri tra le teorie garage noise dei Braniac e le mazzate dei Jesus Lizard. E per gli shoegazers Nothing che si ripresentano con The Great Dismal a suon di post-punk anni ’80 frastagliato da chitarre à la Jesus And Mary Chain.

Viceversa, se ciò di cui abbiamo bisogno è la catarsi riecco Chihei Hatakeyama e Dirk Serries nel secondo disco nato dalla collaborazione tra i due, e il debut album di Flora Yin-Wong del giro PAN: con rispettivamente Black Frost dei primi a configurarsi come viaggio nei paesaggi glaciali del profondo nord (recensione di Marco Boscolo) e Holy Palm della seconda a districarsi tra crepitii vinilici, spettrali field recordings, ingombranti silenzi e percussioni distorte al limite del percepibile.

Sempre a proposito di PAN, sul fronte dei ritmi, troviamo Kamixlo, ovvero uno dei protagonisti dell’ora defunto Bala Club, che pubblica Cicatriz. Anche questo è un debutto sulla lunga distanza – scrive Zevolli – ma nel caso del giovane produttore cileno-britannico parliamo tra un’ideale colonna sonora di Doom, circondati da mostri troppo impegnati a twerkare per attaccare…

In un anno falcidiato dalla pandemia da Covid-19, che rende impossibile la realizzazione del festival, Berlin Atonal propone More Light, una lodevole compilation il cui nome è ispirato dall’ultima performance tenuta al festival dal compianto musicista finlandese Mika Vainio.

Last but not least il we segna il ritorno della popstar planetaria Ariana Grande con Positions, mentre dall’Italia abbiamo Izi con Riot e Elasi con Campi Elasi.

Per le altre uscite del fine settimana – e ce ne sono ancora parecchie – vi rimandiamo al nostro consueto virtual magazine, ovvero Weekly.

Tracklist