Autechre, foto di Bafic 2020

Weekend discografico. Ascolta gli album di James Blake, Autechre, Mecna, Francesco Bianconi , Kevin Morby e altri

Escono gli Autechre e Francesco Bianconi ma anche Il Quadro di Troisi, Kevin Morby e altri ancora

Mentre l’Italia teme nuovi e più stringenti lockdown, il weekend è caratterizzato da una manciata di pubblicazioni di artisti che isolati da tutto e tutti lo sono stati prima di tutti noi.

C’è Kevin Morby che in Sundowner fa questo testacoda e ci racconta dell’isolamento da una timeline particolare, prima che tutti ci finissero dentro all’inizio dell’anno. La sua è stata una necessità di tornare alla base dopo anni di city music per rincorrere il giorno ed emozionarsi al tramonto, e da qui il titolo del disco. Il nuovo orizzonte pastorale, non più L.A.-dipendente, svela un disco in cui alberga un rinnovato spazio interiore, più che mai riservato all’intimità, anche di più rispetto al già raccolto Oh My God. Spunti ottimi (più Jurado che mai) riferimenti dolcissimi (la relazione con la Crutchfield che scorre in sottofondo), per il solito mai completo al 100% Morby (recensione di Stefano Capolongo in arrivo). Altri personaggi che il lockdown paiono viverlo da una vita sono gli Autechre, attesissimi con il loro Sign. L’album rappresenta con tutta probabilità una nuova fase nella discografia del duo mancuniano all’insegna di un sound meno astruso e dunque più accessibile e melodico, persino new age. In buona sintesi, un buon disco che in sede di recensione accogliamo però con qualche riserva.

E in un weekend che sembra un preludio a nuovi isolamenti non poteva mancare chi, durante il lockdown, ha goduto di un stato d’animo ideale che gli ha permesso di dedicarsi completamente a musica e affetti, suonando tutti i giorni e producendo cover a profusione, non ultimo confezionando le canzoni raccolte in questo (piuttosto) elettronico EP intitolato, pare non a caso, Before. Lui è James Blake, che con Mr Francesco Bianconi condivide pochissimo, se non un’estetica essenzialmente dettagliata, riconoscibile già dalle prime note. Citiamo il frontman dei Baustelle non a caso. Dopo vari posticipi arriva Forever, un debut da solista che prende le distanze dalla band e dal pop-rock che le gira intorno, di fatto un lavoro di musica da camera di cui Stefano Solventi promuove l’ispirazione definendola buona e a tratti ottima, e questo anche grazie all’apporto degli ospiti come Enrico Gabrielli, Rufus Wainwright, Eleanor Friedberger, Kazu Makino e Hindi Zahra.

Stando nell’orbita del songwriting d’autore – e con in comune riferimenti a Franco Battiato – abbiamo Il quadro di Troisi, omonimo progetto dietro al quale troviamo i nomi di Donato Scaramuzzi, in arte Donato Dozzy, e Andrea Noce, ovvero Eva Geist. Completato durante il lockdown, l’album è un ottimo esempio di scrittura fuori dal tempo ma ispirata da una precisa fase creativa per l’avanguardia pop italiana, gli anni ’80. Curiosità sul titolo: deriva dalla passione per il famoso attore e cabarettista di San Giorgio a Cremano e da un aneddoto raccontato da Carlo Verdone su un presunto quadro dello stesso Troisi (recensione di Mauro Bonomo). Altri personaggi che di scrittura in isolamento se ne intendono sono Hugo Race (Star Birth : Star Death, recensione di Stefano Solventi), e il leader dei National, Matt Berninger, che proprio come Bianconi esordisce sulla lunga distanza dopo anni di pubblicazioni con la band. Il disco s’intitola Serpentine Prison e Fernando Rennis, che ne ha curato la recensione, lo definisce rassicurante eppur scosso dal dolore di un Cave e dalla meditazione di Cohen.

Cambiando sul tema del songwriting e dell’isolamento, il weekend ci regala anche dischi piuttosto variegati: ci sono gli ora nominati Good Sad Happy Bad di Mica Levi e Co., ovvero gli ex Micachu & The Shapes, che non cambiano il loro saliscendi noise-pop sperimentale e agli antipodi, eppur risultano in qualche modo più immediati (e ancora una volta ci convincono), e c’è l’imbattibile mix di funk e afrobeat della Budos Band, che torna solida con Long in the Tooth, ovvero “in là con gli anni” (recensione di Tony Donghia). Dall’Italia abbiamo Corrado Grilli – in arte Mecna – che ripropone il suo cantautorap con Mentre nessuno guarda, il consueto mix di intimismo e malinconia che non disdegna le sonorità patinate delle radio FM (recensione di Luca Roncoroni). Dalla Francia c’è Woodkid, che in s16 torna alla forma canzone dopo la parentesi soundtrack per il film Desierto (recensione sempre di Roncoroni).

Alzando volumi per molestare i vicini abbiamo Metamorphosed, il nuovo EP degli instancabili Osees di John Dwyer, e i veterani punk Damned sempre con un EP, The Rockfield Files. E se avete voglia di un po’ di emul Juliana Hatfield – leggi una gran voglia di alt rock primi ’90 – c’è l’esordio di Beabadoobee Fake It Flowers. Last but not least c’è l’ottimo ritorno di Oliver Coates. Il suo skins n slime tira in ballo l’architettura di Gordon Matta-Clark, la numerologia musicale di Hanne Darboven e l’elettronica Enno Velthuys, ma ciò che più conta, come afferma Raugei in sede di recensione, è che a due anni di distanza dal precedente Shelley’s on Zen​-​La ci troviamo in cuffia un ottimo prodotto.

Sul fronte elettronico e outer dance questo weekend consigliamo Simulation Of An Ovelroaded World della producer nata e cresciuta a Taipei Sonia CalicoAperture di Tess Sun, alias Hyph11E, del giro della SVBKVLT di Shanghai.

Altre uscite del WE: Byron The Aquarius (Ambrosia), AAVV (New Horizons: Young Stars of South African Jazz), Zenker Brothers (Cosmic Transmission)

Trovate il dettaglio completo delle pubblicazioni di questa settimana (e non solo) su Weekly, il nostro settimanale.

Tracklist