Weekend discografico. Ascolta gli album di John Frusciante, Bruce Springsteen, Gorillaz, Jeff Tweedy, Adrianne Lenker e altri

La generosa manciata di nuove pubblicazioni del weekend sembra quasi fatta apposta per venire in soccorso alle nostre tormentate esistenze.

Con la nuova ondata di contagi a disinnescare serenità e fiducia nel prossimo, la generosa manciata di nuove pubblicazioni del weekend sembra quasi fatta apposta per venire in soccorso alle nostre tormentate esistenze. Abbiamo una serie di gloriose rimpatriate a dirci che il vecchio mondo, se non ruggisce ancora come un tempo, è pronto a darci fiducia e conforto, e troviamo un’altrettanta generosa manciata di personaggi pronta a condurci per mano verso nuovi ed inesplorati mondi, sia interiori che esteriori.

Iniziamo dal Boss, di cui si è occupato Stefano Solventi, che torna con la sodale E-Street Band a consegnarci un album (e un film) che sa di ritorno a casa un po’ telefonato, ma che ciononostante riesce a recapitare autentiche emozioni soprattutto sul lato della scrittura, dei testi in particolare. Dice bene Solventi, Letter To You di Bruce Springsteen è «la luce incrinata del pomeriggio sul punto di farsi sera», una manciata di canzoni che si reggono in una simbiosi tenace tra talento e mestiere. Affermazione quest’ultima che può valere anche per gli scintillanti eppure un po’ sghembi Gorillaz, di cui scrive su queste pagine Daniele Rigoli, il quale si stupisce di come ancora una volta, al netto di tutte le trovate crossmediali e il contorno infinito di ospiti e contenuti esterni, il progetto capitanato da Damon Albarn e Jamie Hewlett sia in grado di mantenersi perfettamente in piedi pur senza brillare come un tempo. Insomma niente ballatone al pianoforte che da sole valgono il disco, nessuna nuova Clint Eastwood (sulla quale Damon stesso è tornato in una recente intervista), ma un disco che s’ascolta comunque molto volentieri.

Proprio come la nuova coloratissima (e fin po’ troppo laccata) prova dei Major LazerMusic Is The Weapon è il quarto album lungo, nonché l’unico lavoro del weekend a poter azzardare una concorrenza con la cartoon band in quanto a featuring. Altra rimpatriata da non lasciarvi scappare è quella dei Magik Markers, ovvero Elisa Ambrogio, John Shaw e Pete Nolan, che nell’album del ritorno del 2020 danno bella prova di sé con il loro miglior disco di sempre. Lavoro che, nelle parole di Massimo Onza, diffonde l’aura distintiva della band attraverso un esaltante concetto di rock obliquo. Sempre di comeback parliamo per il ritorno dei Fuzz, ovvero il trio composto da Ty Segall, Charles Moothart e Chad Ubovic, il cui III si fregia della presenza di Steve Albini presso lo United Recording studio e di una produzione bella cruda che riduce al minimo interventi di editing e sovraincisioni.

Sugli altri mondi, attesi erano sia Call Super con Every Mouth Teeth Missing, che ha definito il pittorico lavoro come una «lenta e costante pioggia», sia Darren J. Cunningham in arte Actress, che per la prima volta si è avvalso di una serie di ospiti esterni per un lavoro che apre alla voce eppure rimane comunque e sempre totalmente affar suo. Come scriviamo in sede di recensione: il suo è un calco psichico particolare in cui imprimere «ripensamenti, spaesamenti, anomie e presagi tardo capitalistici».

Il weekend è anche raccoglimento: songs e instrumentals, i due nuovi lavori in solo di Adrianne Lenker dei Big Thief, stanno lì a dimostrare il momento d’oro che la songwriter sta attraversando, sia in termini di ispirazione che di serenità mentale. Ispirazione che non manca nemmeno alla cantautrice di Palm Springs Laura Veirs, che torna con l’undicesimo album My Echo, e nemmeno a Kaki King (Modern Yesterdays). E poi abbiamo le due copertine b/w per eccellenza di questo fine settimana, ovvero quelle che racchiudono altrettanti lavori a firma Ben Harper e Jeff TweedyWinter Is For Lovers e Love Is King – all’insegna dell’amore e del calore domestico.

Sull’elettronica più arty da segnalare c’è Acts of Rebellion, ovvero l’album di debutto all’insegna di un mix di synth pop, sci-fi/punk e clubbing della musicista colombiana Ela Minus di cui si è occupato Marco Boscolo; e su quella più cervellotica, nerd e braindance, c’è Maya, il disco di QUEL John Frusciante che ora si firma nome e cognome e non più Trickfinger, eppure sempre del suo amore per l’acid parliamo. A proposito di 90s, c’è pure un disco dei Faithless fuori. S’intitola All Blessed.

Dall’Italia ci sono gli ineffabili Post Nebbia con Canale Paesaggi. Un concept album che esplora l’esperienza emotiva e sensoriale dello spettatore televisivo mescolando canzone italiana, popdelia, fine 70s altezza Tame Impala, J Dilla, David Foster Wallace e una patina che fa molto Alan Sorrenti. Ma anche Marco Parente con LIFE e Gianluca De Rubertis (Il Genio) con La Violenza della Luce, quest’ultimo recensito da Fabrizio Zampighi, che lo definisce il suo migliore finora, «un disco che tiene la barra dritta sui significati, prima che sullo stile, e convince fino a fine programma».

Last but not least, vi consigliamo di dare un ascolto anche a Getting Into Knives, il diciannovesimo album in studio della storica band californiana Mountain Goats registrato – e si sente – presso i leggendari Sam Phillips Recording Studio di Memphis, Tennessee.

Singoli: Positions di Ariana Grande (nel cui videoclip la popstar veste i panni del Presidente degli Stati Uniti), e Hot Chip con Jarvis Cocker (Straight To The Morning). Elettronica & Dance: Shed (Tectonic EP), Mr. Mitch (Patrimony EP), Griffit Vigo (I Am Gqom), Mathimidori (Akebono).

Per le altre uscite del fine settimana – e ce ne sono ancora parecchie – vi rimandiamo al nostro consueto virtual magazine, ovvero Weekly.

Tracklist