SA Presents: The Age of Folk Prostitution

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Il grunge snaturato in un annacquato post-grunge, il crossover rap-rock diventato un patinato nu-metal, sonorità dubstep di culto involute in becero brostep o, nel nostro piccolo, il rap del periodo d’oro deturpato dell’anima nella versione 2.0 che primeggia nelle classifiche italiane. È il destino comune di tutti i movimenti e gli stili nati dal basso, trasformati dal music business, nel giro di qualche anno, in pura merce.

Quello che è successo all’universo folk & dintorni è però un discorso a parte. Non siamo infatti davanti allo sfruttamento da parte delle multinazionali di un prodotto nuovo, ma di fronte a un revival modernizzato di qualcosa che esiste da svariati decenni e che ha radici antichissime. Ripercorriamo quindi in ordine più o meno cronologico – e parallelamente – verso gli abissi, quanto accaduto durante questa metamorfosi che, dai tardi anni Zero dei capolavori (Fleet Foxes, Bon Iver) ha progressivamente visto il genere avvicinarsi ai vertici delle classifche mondiali grazie a veloci arpeggi acustici, fischiettii e spensieratezza melodica da spot televisivo.

Possiamo identificare il punto di partenza di questa esplosione nel brano Home di Edward Sharpe and the Magnetic Zeros targato 2009 e divenuto famoso prima in USA, come spesso accade, e poi nel resto del globo. Poco dopo sono arrivati alle masse i Mumford & Sons, probabilmente la band bestseller degli anni Dieci. È però negli ultimi 15-20 mesi che si è avuta una vera e propria invasione di gruppi armati di chitarre, banjo e sorrisoni stampati in faccia, su tutti le teste di serie Of Monsters and Men e The Lumineers. I primi a captare la possibilità di riscontri economici sono stati ovviamente gli americani che, già nel 2012, hanno portato alla vittoria del talent show American Idol Phillip Phillips con un brano – ironicamente, pure lui chiamato Home – dalle sonorità pericolosamente vicine a quelle dei Mumfords and Sons. Più o meno nello stesso periodo, se negli States hanno iniziato a trovare spazio – senza però fare grandi numeri – alcune band locali senza infamia e senza lode (Family Of The Year, The Lone Bellow, The Last Bison), in Europa il fenomeno ha iniziato ad intensificarsi con Asaf Avidan, autore di uno dei tormentoni mitteleuropei dello scorso inverno, e un Passenger che, paese dopo paese, è riuscito a trovare il successo un po’ ovunque. Sul filone meno cantautorale e più vicino all’happy/power-pop arrivano poi i The Mowgli’s dalla California e i San Cisco dall’Australia, paese natio di un altro folk-poppers di successo: Vance Joy. Tutto questo in un 2013 che ha visto le pop-rock band di maggior successo assorbire, seppur in misura limitata, alcune influenze folk, vedi gli Imagine Dragons, i Kodaline e persino i dati per persi OneRepublic, risorti – mediaticamente parlando – con un brano (Counting Stars) basato praticamente sul giro di One Day di Asaf Avidan.

I soldi girano facili e in molti ci provano, alcuni cavalcando l’onda e reinventandosi, dall’ex punk Frank Turner con il suo brano più radiofonico e di successo (Recovery) fino all’ex Our Lady Peace Raine Maida (Montreal), altri invece portando certe sonorità all’interno di generi e contesti mediatici ancora più di massa. I casi, purtroppo, li conosciamo bene: Avicii e il suo successo planetario Wake Me Up, James Blunt con il suo singolo più folkish (Bonfire Heart), fino addirittura alla boy band di riferimento degli ultimi anni, gli One Direction, con Story Of My Life. A completare il percorso di mercificazione, qui da noi, ha pensato Violetta, la concorrente di X-Factor Italia ukulele-munita, in questi giorni in radio con Dimmi che non passa, ovvero una sorta di summa di vari brani citati in precedenza.

Il fenomeno commerciale è destinato probabilmente a scemare nei prossimi mesi, ma se anche il primo becero tormentone da discoteca del 2014 (l’osceno Pitbull con Kesha in Timber) contiene influenze da scampagnata folk-country e se anche il cinema (Inside Lewys Davis) raccoglie la chiamata, allora forse i mesi non saranno poi così pochi.

Tracklist
Edward Sharpe & The Magnetic Zeroes – Home
Mumford & Sons – Little Lion Man
Of Monsters And Men – Little Talks
The Lumineers – Ho Hey
Phillip Phillips – Home
Family Of The Year – Hero
The Lone Bellow – Bleeding Out
The Last Bison – Switzerland
Passenger – Let Her Go
Asaf Avidan – One Day
Talisco – My Home
The Mowgli’s – San Francisco
San Cisco – Rocket Ship
Vance Joy – Riptide
Raine Maida – Montreal
Frank Turner – Recovery
Wild Child – Crazy Bird
OneRepublic – Counting Stars
Avicii – Wake Me Up
James Blunt – Bonfire Heart
One Direction – Story Of My Life
Violetta – Dimmi che non passa
Pitbull ft Kesha – Timber

 

 

di Riccardo Zagaglia
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