• Mag
    01
    2012

Album

Fiction

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Ogni anno assistiamo al classico buzz riservato a nuove band inglesi di belle speranze. Quante volte però questo passaparola viene giustificato alla prova dei fatti?

Breton, Citizen! e 2:54 sono forse i tre nomi che stanno caratterizzando maggiormente questa primavera hyped-next big thing albionica. Il progetto 2:54 ruota attorno alle sorelle Colette e Hannah Thurlow – capelli corti una, capelli lunghi l'altra – possibili nuove indie-icone amate anche dai rockettari più classici, quelli che sbavano dietro alle figure femminili di Melissa Auf der Maur o Anna Calvi per intenderci.

L'omonimo album di debutto, pubblicato per la Fiction e Cooperative Music, arriva dopo alcuni singoli/EP – On A Wire, Scarlet e You're Early – ben accolti su più fronti. Già al lavoro con Rob Ellis (PJ Harvey), i 2:54 propongono un pop-rock/post-punk dalle tinte scure, non troppo distanti dalle idee delle Warpaint.

La produzione di Rob e il mixaggio di Alan Moulder (Smashing Pumpkins) evidenziano un suono pulito e attento ad unire un buon assetto rock a passaggi maggiormente atmosferici, senza però mai esagerare né da una parte né dall'altra. Vocalmente c'è già tanto materiale, se non altro per l'ampio spettro coperto: da PJ Harvey, passando per Toni Halliday (Curve) e la prima Shirley Manson (Garbage), fino ad alcune inflessioni alla Bjork/Sugacubes (Scarlet ne è un esempio),

I testi, seppur non privi di alcuni clichè, fanno il loro dovere così come la produzione, veramente nitida (dietro c'è David Pye già con i Wild Beasts). Convince invece un po' meno la scrittura a livello strumentale, soprattutto per la mancanza di una forte personalità o di una originalità in grado di creare vero interesse. Detto in altre parole, l'impressione è che l'album voglia suonare notturno ma non notturno e minimale quanto gli XX, che voglia piacere ai fan dello shoegaze senza però mai eccedere in distorsione e psichedelia onirica e che voglia suonare accessibile senza però contenere melodie memorabili. A Salute, Scarlet e Ride, ad esempio, mantengono a galla una via di mezzo che finisce per risultare abbastanza insipida e monotona, per non dire noiosa.

Alla seconda prova i 2:54 dovranno sicuramente osare molto di più.

7 Maggio 2012
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