• Giu
    25
    2013

Album

Mom And Pop

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Crescere, maturare e trovare la propria strada. Dopo l’omonimo esordio, zoppicante e ancora decisamente immaturo (erano praticamente dei teenager), gli Smith Westerns sono riusciti a superare in agilità il classico ostacolo del secondo album post-hype con l’interessante Dye It Blonde, addirittura nominato Best New Music da un Pitchfork particolarmente in buona.

Specialità della casa, un gusto retromaniaco radicato negli anni ’70 colmo di sfumature: dallo scanzonato glamorama garage (già alla base di certo indie rock americano anni zero) agli inni britpop, passando per le dirette melodie di stampo power pop.

Non fatevi fuorviare dal terzo cambio di label (dalla Fat Possum alla Mom+Pop) nel giro di tre album: sebbene l’intero concept artistico del terzo album Soft Will sembri affermare il contrario, siamo di fronte ad una band tutt’altro che alla frutta. Arrivato esausto alla fine del lungo tour post Dye It Blonde, il gruppo di Chicago guidato dai fratelli Omori si è preso un periodo di relax per tornare in studio fresco, riposato e con l’intenzione di completare un necessario processo di maturazione.

Così è stato: gli Smith Westerns oggi non sono più una band di ragazzini con la chitarra in mano e con poche idee in testa, ma credibili compositori di ariose pop-rock songs. Con un Chris Coady (Beach House, Wavves…) ancora una volta in cabina di regia, Soft Will suona come un disco di esperti musicisti middle-aged amanti dell’equilibrio e con una repulsione per gli eccessi. Un songwriting all’apparenza semplice che sicuramente fatica ad impressionare un orecchio alla ricerca del nuovo o di un immediato coinvolgimento, ma che in realtà riesce a giocare egregiamente le proprie carte nell’arrangiamento, nei giochi a due tra tastiere e chitarra e nelle armonie corali.

C’è qualcosa dei compianti Girls di Father, Son, Holy Ghost nella capacità di suonare classici tra malinconiche ballad per crooner (Cheer Up e la sognante White Oath) e nello strumming acustico virato psy della pinkfloydiana e strumentaleXXII, così come è possibile trovare anche richiami ai Beatles del secondo periodo e al tocco di Spector nel progressivo spostamento verso coordinate temporali vicine ai Sixties. Forse privo della vitalità sbarazzina dei primi tempi e distandout track in grado di far svoltare una carriera (anche se il livello medio è piuttosto elevato), Soft Will è comunque il loro lavoro più coeso e dalla direzione meglio definita.

Gli Smith Westerns hanno smesso di voler essere cool a tutti i costi e, a conti fatti, ci abbiamo guadagnato un po’ tutti.

12 Giugno 2013
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