• Ott
    01
    2012

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Matador

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Nel terzo lavoro solista di A.C. Newman – due anni abbondanti dopo il buon Get Guilty – avverti una specie di entusiastica rassegnazione. Il buon Carl sembra infatti arrendersi all’inevitabile: per quanto genuinamente tenti di abbozzare un percorso solistico, è innanzitutto il leader dei New Pornographers, quella la cifra espressiva e l’orizzonte stilistico. D’altro canto, si muove in questa falsariga senza pigrizia, fa perno sulla padronanza per approfondire e svariare, con generosità. Nelle dieci tracce di Shut Down The Streets non azzecca mai l’impasto killer, però riesce sempre a mantenersi su un livello di piacevolezza arguta, vivace, a tratti persino raffinata.

Accanto ai consueti pedaggi Beach Boys (lo slancio frugale di Do Your Own Time, le trovate e gli struggimenti a fuoco lento di They Should Have Shut Down The Streets), ai divertissement power-pop (l’incalzante Encyclopedia Of Classic Takedowns, ospite Neko Case ai cori), alle glasse 60s (There’s Money In New Wave, I’m Not Talking) e alle gelatine remmiane (Hostages), capita infatti d’incontrare miraggi desertici come Wasted English, valzerini sghembi punteggiati di loop sintetici (You Could Get Lost Out Here) oppure trepidazioni traditional (mandolino, clarinetto, tuba…) come The Troubadour.

Ok, Newman non sarà un grandissimo e tende un po’ a ripetersi ormai, ma una cosa possiamo sostenerla senza remore: la sua proverbiale immediatezza è una trama di complessità risolte grazie ad una fervida miscela di attitudine e talento. Appena un gradino sotto al genio.

24 Novembre 2012
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