Recensioni

6.0

«Questo album rappresenta tutto quello che abbiamo fatto» ha detto il bassista degli A Certain Ratio Jeremy Kerr per presentare il nuovo disco. E in un certo senso ha ragione. In Loco c’è condensato un po’ tutto quello che ci evoca il nome degli ACR sentito pronunciare a dodici anni dall’ultima prova di studio, e a più di quaranta dalle loro prime evoluzioni musicali. Ci si ritrova tanto lo stile del gruppo di Manchester – uno dei più curiosi e interessanti pure tra le tante novità di epoca post-punk – per come si è evoluto nel tempo, quanto gli stessi alti e bassi avuti nel corso della loro carriera. O a essere più precisi, una certa china discendente che li ha portati da esordi notevolissimi a diluire un po’ quella tensione creativa che li animava all’inizio per adattarsi (e poi adagiarsi) ai tempi.

Rinfreschiamoci pure la memoria: era il 1981 quando davano alle stampe To Each, piccolo vademecum di new wave in cui l’invito a danzare ai ritmi black provenienti dall’America come dalla Giamaica, ma anche alle loro versione più scarne e sintetiche di marca europea, incontrava appunto esperimenti di composizione e di studio (dietro la console c’era Martin Hannett, il guru di casa Factory) che oggi abbiamo imparato a catalogare come post-punk. Nasceva, brillante e puntigliosa ma sempre un po’ obliqua e arcana, un’idea di musica da ballo innovativa, intellettuale, poliglotta, piena di idee e anche per questo sostanzialmente indefinibile. Una musica dance che faceva da ricettacolo per il presente – presente su cui erano sintonizzati perfettamente – e da viatico per il futuro: un futuro spalancato verso nuove interessanti contaminazioni.

Tutto si è un po’ stemperato nel prosieguo di carriera degli A Certain Ratio, anche se questa versatilità groovy è rimasta attaccata ai loro strumenti e alle loro partiture e arriva fino a oggi, anno 2020 in cui riprendono esattamente da dove avevano lasciato con un punto a capo – discograficamente parlando – di circa una dozzina di anni fa. Non hanno perso nemmeno la capacità di girare vorticosamente intorno ai generi per agganciarli alle loro traiettorie personali. È quello che fanno, e pure molto bene, nell’opener Friends Around Us: un jazz-blues-rock giocato di fino tra contrabbasso, sax, spazzole, chitarra elettrica, e bella coda di funky drum and bass. Subito dopo, sembrano ondeggiare piuttosto tra acid jazz e acid house in Bouncy Bouncy: lo fanno in modo stiloso e con classe. Soprattutto da quando il cantante Simon Topping (quello che nel timbro di voce ricordava Ian Curtis) non è più della band il suono ACR ha perso parte degli agganci con il più classico sound post-punk di Manchester, cioè quello dei Joy Division, punto di riferimento per l’epoca ma non meno, a scanso di equivoci, di Gang of Four o Talking Heads. La loro passione per il groove, che non si discute, curiosamente rammenta più memorie della Madchester che venne dopo, e verso cui gli A Certain Ratio fecero da ideali traghettatori seguendo la propria originaria vena funkadelica. Se si ascoltano Yo Yo Gi e Supafreak comunque, torna tutto.

A questo punto però si inizia già a sentire un po’ troppa accademia. Il tanto funk elettronico che segue sarà pure ben fatto, elegante, ma non è mai più di tanto incisivo. Anche quando gli ACR lo mollano per il pop romantico di Always in Love o il pezzo da discoteca Berlin, avrebbero forse fatto meglio a non cambiare coordinate: pare brutto paragonarli ai Simply Red, ma viene proprio in mente la band del rosso Mick Hucknall, pure lui di Manchester (vedete voi se questo è un complimento…).

Magari si caricano simili rentrée di fin troppe aspettative; però questo rispolverare sigle gloriose con sufficienza (sufficienza pure risicata, nel nostro caso…) un po’ di amaro in bocca in effetti lo lascia. Anche perché c’è per contro pure chi – il Pop Group per esempio, e caso a parte i giganteschi Pere Ubu che non hanno mai smesso o gli stessi inappuntabili Wire – ci ha insegnato, pure di recente, che i reduci di quella generazione non devono per forza (o forse sì…), ma possono fare sicuramente meglio di così.

Voti
Amazon

Ti potrebbe interessare

Le più lette