Recensioni

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Dopo oltre due anni di attese, Billy Howerdel e Maynard James Keenan, rispettivamente tecnico del suono e cantante dei “grind grugers” Tool, ritornano alla carica. Mer De Noms aveva indicato la via, il nuovo Thirteenth Step non esita nel percorrerla senza tentennamenti. Quale via? La via d’un prog-grunge “esistenziale” che oscilli, senza mai sbugiardare questa sua confessabilissima natura, fra soluzioni heavy, patemi industrial, evocativi ricami folk e cantautorato estremo (viste le personalità ‘devianti’ dei musicisti coinvoltivi).

Un buon punto di partenza, apre infatti Thirteenth Step, sta nell’iniziale The Package, investita senza pentimenti dal rammarico esistenzialista di Keenan. Ancora una volta, il tono medio dell’opera è subito stabilito: non gli assalti foschi dei Tool, ma la “meditazione” di quegli stessi in forma musicale.

In questo, l’aiuto dell’ex Smashing Pumpkins James Iha come di Jeordie White (bassista con Marilyn Manson) è quantomeno “in tema”: da una parte il chitarrista che contribuì, checchè se ne dica, ad una delle pietre miliari del prog-rock contemporaneo (Mellon Collie And The Infinite Sadness; ’95), dall’altra un membro della band che meglio ha contaminato l’“horror cartoon” con la musica industriale dei Nine Inch Nails (ossia il Marilyn Manson di Antichrist Superstar; ’96).

Nonostante questo sia il “background culturale” su cui il disco sboccia, le canzoni contenute (Gravity and Weak and Powerless) sono spesso lineari, professionali e forse persino radiofoniche. Solo pezzi quali The Noose riportano ai climi più inquieti del primo lavoro, abbondando in soluzioni heavy ’n’prog.

Lullaby, invece, con Jarboe special guest al canto, ne costituisce in qualche modo il “controcanto”, feroce d’una devastazione psichica spesso latitante in Thirteenth Step. Anche il rock maggiormente brutale ed aggressivo ha bisogno di mostrare il suo volto debole, poiché quello umano lo si intravedeva benissimo anche nei Tool, e in tale senso il nostro cd ha certamente una valenza maggiore come “prova-testimonianza” antropologica che musicologica. La musica d’atmosfera di codesto “13esimo passo” denota, con tutta probabilità, l’incertezza artistica, se non commerciale, degli A Perfect Circle.

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