Recensioni

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Con l’acquisizione nel proprio roster dei newyorchesi Aa, per gli amici Big A Little A, la Northern Spy si può tranquillamente fregiare del titolo di label più “aperta” al mondo, potendo contare su tutto l’alfabeto indipendente dagli Aa, appunto, ai fantastici Zs.

Battute a parte, l’esordio per l’etichetta concittadina non apporta nuovi stimoli ad un gruppo che già in passato aveva offerto prova del suo essere in grado di elaborare un sound personale pur nella voluta limitatezza della strumentazione. Gente del giro Boadrum, per capirsi, a metà tra la comune arty made in Williamsburg e l’attenzione a un primitivismo/terzomondismo né di facciata, né di maniera, che portava il collettivo newyorchese a “percuotere, percuotere, percuotere” creando l’ennesimo legame tra world music tribale e avanguardie off.

VoyAagers arriva a riempire un vuoto che ormai cominciava a farsi preoccupante, visto che da gAame sembra passata ormai una intera era geologica. L’album su Northern Spy, però, ci offre una band bella vigorosa e con un approccio muscolare as usual, anche se le concessioni ad un sound sempre ritmicamente acceso ma più riflessivo e mediato, così come più avventuroso nel disegnare una sorta di forma-canzone, sembrano via via prendere il sopravvento. L’uso dei synth, ad esempio, oppure le screziature droning che a tratti si fanno tappeto minaccioso, una certa attenzione alle dilatazioni psichedeliche e ambientali così come un lavoro di fino sulle voci – più melodiche e “intrippanti” -, sembrano star lì a dimostrare come gli Aa si siano decisi a fare quel passo oltre le dinamiche ristrette da comune alternativa, per offrirsi ad un pubblico più ampio: della serie, prendete Glow Wreath e ditemi che in un mondo migliore non sarebbe sia una hit radiofonica, sia un successo da dance hall più o meno alternativo. Gli Aa di VoyAagers, insomma, ci tengono a farci sapere che non sono più una party band per alternativi fichetti ma una band vera e propria.

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