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7.4

A qualcuno il nome Os Mutantes potrebbe far pensare a qualche horror fantascientifico di serie B, ad altri non suggerirà nulla, altri ancora lo considereranno una ragione sociale piuttosto fuori moda per un gruppo rock. Resta il fatto che verso la fine degli anni ’60, in Brasile, il nome in questione indicava una delle formazioni più creative che il variopinto universo psichedelico planetario potesse generare: una band talmente folle da voler conciliare i dettami del tropicalismo con le chitarre acide, i ritmi sudamericani con il folk dilatato, la lingua portoghese con il pop di scuola anglosassone, la feijoada con l’LSD.

Otto anni di attività, qualche buon disco, ma soprattutto un culto sotterraneo radicato nelle parole di stima di artisti illuminati – Kurt Cobain, David Byrne -, in riedizioni di materiale discografico pensate per il mercato europeo – Tecnicolor, del 2000 – e nelle periodiche reunion, sull’onda di una passione che travalica i confini geografici e non sembra conoscere crisi. Neppure in Italia, almeno a giudicare da questo Jardim Eletrico: A Tribute To Os Mutantes, omaggio al lavoro di Arnaldo Baptista, Rita Lee e Sèrgio Dias confezionato dal Madcap Collective e da Sillyboy.

C’è da dire che le due etichette fanno le cose in grande questa volta, riuscendo a coinvolgere nel progetto personalità di spicco dell’ indie italiano e internazionale e confezionando un disco che ha tutto l’aspetto di un vero e proprio atto d’amore. Una rilettura del catalogo dei Mutanti in cui si cimentano amici e membri della combriccola Madcap, come Stop The Wheel (Top Top), Father Murphy (Ave Lùcifer), Littlebrown (Senhor F.), Oswald (Dois Mil e Um), Gomma Workshop (O Relògio), Franklin Delano (Adeus Maria Pulò), ma anche vecchie conoscenze del collettivo ormai alla ribalta delle cronache come i Jennifer Gentle (Panis et Circenses). Oltre naturalmente agli ospiti illustri di cui si diceva, nello specifico Sean Lennon e Yuka Honda alle prese con le atmosfere sognanti di Trem Fantasma, Pat Smear e i suoi Tater Totz prigionieri del ritmo invasato di Bat Macumba, i White Flag di Mysterious White Roses, i Residual Echoes di A Minha Menina, i Wondermints di Arnaldo Said, i Pillars & Tongues di Màgica, The Earlies di Ave Gengis Khan, Fabio Recco e Bia Mendes di Tecnicolor.

Scendere nello specifico dei brani rilevando analogie e differenze con gli originali ci parrebbe poco utile, se non deleterio. Non rinunciamo tuttavia a sottolineare come questo Jardim Elétrico: A Tribute To Os Mutantes – distribuito esclusivamente sul sito www.maledetto.it – valga tutti e forse più dei dieci euro richiesti per accaparrarselo.

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