• mar
    02
    2018

Album

Industrie Discografiche Lacerba

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Quello che sembra un semplice tributo (anche se coraggioso nell’affrontare il Battisti meno amato) in realtà è un intervento nel dibattito sull’indie, il “non-genere” che tante polemiche suscita, tra chi lo critica perché non ama Brunori o Motta (ma non conosce altro) e chi nota che, se le band italiane negli anni ’80 facevano tributi ai Joy Division o ai Velvet Underground e negli anni ’10 lo stesso tipo di ossequio è riservato agli 883 allora effettivamente qualche problema c’è. E il problema alla base di tutto è la vastità e l’indefinitezza dei confini della scena (perché finché parliamo dei Fuzz Orchestra è tutto chiaro).

Ed è proprio sul terreno dei tributi che questo disco dice la sua, sia per quanto riguarda la vastità e l’indefinitezza dell’argomento (coinvolgendo nomi che vanno dalla Rachele Bastreghi pop e un po’ indie a Fiumani, dal William Bottin che ha iniziato con Dalla per poi passare all’elettronica da club – presente sia col suo nome che con i Cristalli Liquidi – a Daniele Biagini, formazione jazz e un percorso che è passato sia per i Tuxedomoon che per le canzoni del Carnevale di Viareggio, dall’inattesa Myss Keta ai Pankow, da Spartiti all’istituzione dell’EDM Man Parrish, e altri), sia per quanto riguarda un’idea di indie in qualche modo “alternativa militante”. Nel comunicato stampa infatti, parlando della mossa con cui Battisti abbandonò «deliberatamente i vertici delle classifiche», si dice che «questo tipo di suicidio commerciale avrebbe dovuto generare un culto feroce, un gruppo di fan ancor più compatto, leale anziché scettico, e infine una frenetica attenzione della critica. Ma in Italia, non è andata così», dichiarando così l’intenzione, oltre che di valorizzare il canzoniere, anche di recuperare quell’idea dello sguardo ampio e sotterraneo che fin dall’inizio aveva animato la rinata etichetta fiorentina Industrie Discografiche Lacerba e la fanzine FREE insieme alla quale era sorta.

Da qui l’intento di valorizzare questa fase spesso criticata ma della quale De Gregori, già ai tempi di Don Giovanni, disse che da lì in avanti tutti avrebbero «dovuto farci i conti», e che finora ha visto solo sporadiche cover, perlopiù raccolte all’interno dei tributi dedicati all’autore – tra le altre, nientemeno che un duetto StylophonicPezzali (rieccoci) per La metro eccetera, due (belle) di Alice in Viaggio in Italia (una cupa Cosa succederà alla ragazza e Ecco i negozi in duetto con Morgan) e qualcosa nel jazz (tre canzoni totali nei due volumi dedicati a Battisti da Tiziana Ghiglioni e un paio proprio nel tributo Battisti in jazz). L’unico precedente monografico è il disco degli EquiVoci promosso da Rockit, Sinceramente non tuo, nel quale il trio vocale reinterpretava il canzoniere per sole voci ed archi, togliendo la male invecchiata elettronica ed evidenziando melodie, testi e partiture.

In questa raccolta la scelta è al contempo simile e diversa. A parte l’Intro di Biagini per piano e violino, è proprio intorno all’elettronica, mantenuta ma sostituita, che ruota il tributo: che sia l’italo-disco dei Cristalli Liquidi – i quali insieme ad Alexander Robotnick realizzano una versione cambiata ma a suo modo fedele di Tubinga (già sull’omonimo della band), efficace nel rimuovere quel riff che nell’originale alla lunga risultava monotono – o quella minacciosa dei Pankow in Cosa succederà alla ragazza (versione nella quale l’abbandono della melodia originale sconta un po’ il non essersi appropriato del tutto del testo), quella in bilico tra ambient e sfumature etno tra le cui pieghe gioca a nascondersi M¥SS KETA di La metro eccetera (ce la saremmo aspettata in Ecco i negozi…) e quella simile ma portata altrove dalla voce-Klaus Nomi di Ernesto Tomassini. Né è lontana invece quella che apparecchiano i Larsen sotto le voci informali (registrate mentre cantano dietro al disco e poi sfasate), se non proprio “maleducate”, su Don Giovanni (e Little Annie torna a “maltrattarla” nel Finale insieme a Biagini, con un’interpretazioni da iper-Vanoni in un night club da un’altra dimensione).

E se i misteriosi The Love And Trust Collective si muovono vicini ai Bran Van 3000 per accompagnare una Dalle prime battute in versione recitata, se Robotnick e Bottin (stavolta col suo nome) tornano per una Fatti un pianto ancor più scherzosa dell’originale e se i Backwords (cioè Pardo dei Casino Royale) coinvolgono l’attrice Sandra Ceccarelli chiedendole di recitare Allontanando su un ambient glitch minaccioso e notturno, se sorprende come Spartiti si approprino con disinvoltura ed efficacia di Ecco i negozi (anche se pure qui, ahimè, a scapito della melodia originale), l’elettronica colora anche i contributi dei due interpreti più lontani da quel mondo: Le cose che pensano, la più “classica” del repertorio (al punto che l’ha rifatta nel 2003 anche Ron), che la voce dei Baustelle porta sul vintage-pop appassionato dei suoi territori solisti, e un Fiumani che in Senza Titolo realizza con Biagini una bella versione meditativa del noto inedito Il gabbianone, che trova così la sua prima pubblicazione ufficiale (rinnovando e rafforzando le domande sul perché sia rimasto inedito un brano come questo, del quale, tra l’altro, Fiumani dice che è uno dei pochi testi di Panella che apprezza).

Il mix tra elettronica e questo peculiare pezzo di storia della canzone italiana risulta coerente, benché non tutto sia riuscito allo stesso modo e talvolta l’intento di valorizzare il canzoniere si scontri con la scelta di alcuni interpreti di modificare o abbandonare, come detto, le melodie originali (passato lo shock iniziale, alla fine erano molto più battistiane di quanto sembrasse o sembri tuttora); ma anche l’azzardo è – o dovrebbe essere – indie, come azzardata fu la scelta del cantautore quando intraprese questa strada nuova. Un concept giusto, quindi, che si traduce in un viaggio affascinante in territori inconsueti.

14 Marzo 2018
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