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7.3

Alberi spogli come sospesi in una spessa nebbia. Fredde notti illuminate dallo schermo di un pc. Strati di suoni, loop di chitarre: blues e folkerie americane varie come pretesto per teletrasportarsi in altri luoghi, tempi e spazi. Raga estatici insolitamente nitidi fatti di corde pizzicate, sfrigolii, fiati, oggetti percossi, voci sfigurate, interferenze, droni a proseguire la lezione dei mai troppo rimpianti Gastr del Sol o le intuizioni in fieri di Dave Pajo nelle sue molteplici apparizioni. In questi casi a far la differenza è la qualità/quantità di informazione contenuta nei suoni, la freddezza  nell’accostare e dosare scientificamente frequenze antitetiche, il calore che ne risulta se ispirazione ed eventi casuali concedono la grazia. Cosa che accade in questo lavoro di Above The Tree,
estemporaneo progetto di Marco Bernacchia (anche M.A.Z.C.A.) da Senigallia, in grado di offrire momenti di vera magia e straniamento. Consigliato.

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