• Set
    07
    2018

Album

Dais

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Se per lo scorso Detroit House Guests un finanziamento aveva permesso la realizzazione di un progetto aperto alle collaborazioni, stavolta la scelta del duo Kuperus/Miller è opposta: isolarsi in una casa in mezzo alla natura e disconnettersi, componendo in solitudine e, soprattutto, in silenzio. Nulla di bucolico, però: con un campionario di suoni più limitato e tendenzialmente ’80, i Nostri mettono insieme un disco che mostra come il silenzio e la distanza dal mondo siano serviti non a dimenticarne i casini, ma a focalizzare meglio i propri timori e il proprio rifiuto di certa contemporaneità, mescolati ad ansie private.

Il piglio è grezzo, con le finezze di arrangiamento nascoste per mettere invece in evidenza l’approccio in your face di questi canti misti di sbraco, rabbia, baldanza, lamentazioni, badassness, con timbro Siouxsie (come al solito) e posa electroclash, spesso costellate di frasette Kraftwerk (di basso – il mid tempo di Does The Body Know? – ma non solo): le casse in quattro della title track in apertura e delle filastrocche smodate On The Edge (You Put Me), con potenzialità da singolo, e di una Irregular Pleasure punteggiata di clangori, si alternano a baldanze più contenute ma solide come Perversion of HumankindViolent Shakes, e all’andamento smooth di Silent Exchange, per chiudere sulle atmosfere dilatate di In All The Debris.

Ne esce un disco coerente e più ispirato di quanto sembri al primo ascolto, che di nuovo non ha molto, ma mostra un’identità e un’atmosfera tutte sue, e potenziali singoli che non colpiscono subito ma emergono lentamente.

26 Settembre 2018
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