Recensioni

7.2

Difficile trovare una smagliatura in questo quinto lavoro degli Agalloch, metalloni di Portland con diciassette anni di anzianità alle spalle e dunque a buon punto in quel processo storico che li porterà a un’anzianità segnata dal culto incondizionato. Ci sono tutti i presupposti: hanno una discografia sparuta ma integra e – soprattutto – sono tra le poche band in grado di maneggiare trasversalmente la materia dark, pescando tra black metal, folk, prog e post-.

Rispetto ad altri lavori in cui – seppur di poco – era sempre una componente a prendere il sopravvento (si veda ad esempio il bellissimo esperimento prog di Ashes Against the Grain) The Serpent & the Sphere è un disco d’equilibrio, capace di fondere tutto il percorso sin qui intrapreso dagli Agalloch. Torna prepotentemente in auge l’aspetto teatrale della loro musica (e dunque le parentele con i Katatonia), a braccetto con la solita perfezione nella struttura: non c’è un passaggio che stoni, nemmeno quella cornice black a-ferina che spesso confluisce in un growl accomodante a mezz’aria su scale prog, perché in fondo è proprio il valore scenico che interessa ai Nostri. Quel nero di importazione scandinava raccontato tra paganesimi morte e natura che comprende anche gli intermezzi di folk acustico, a cura di Nathanael Larochette dei canadesi Musk ox, e i giochi pieni/vuoto nei dodici minuti di Plateu of Ages.

Un’opera dark e l’affermazione di un gusto classico: questi sono i presupposti di The Serpent & the Sphere. Aggiungiamo alcuni episodi sopra le righe (Dark Matter Gods e Celestial Effigy), un’ottima amalgama sulla lunga distanza, ed ecco firmato un ritorno di grande personalità.

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