• Feb
    01
    2009

Album

Chemikal Underground Records

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La sfida di Aidan Moffat all’appuntamento ufficiale
post-Arab Strap? Scrivere un disco di canzoni d’amore… felici. E, in effetti,
gli umori di cui si nutre il suo debutto con i Best Ofs – più che una
band, una duttile compagine di accompagnatori, fra cui l’ex Delgado Alun
Woodward – appaiono lontani dalla malinconia del duo di provenienza, alla
ricerca di diverse aperture e forme espressive. Se I Can Hear Your Heart,pubblicato un anno fa come Aidan John Moffat, era più un esperimento di
poesia (porno, ovviamente, con le sue buone dosi di sarcasmo e crudeltà),
adesso si tratta di riprendere in mano la canzone con nuove consapevolezze e
nuovi intenti, anche poetici. Nonostante orfano dell’amico Malcolm Middleton,
che ormai veleggia sicuro in solitaria, l’autore e cantante sembra già
sguazzare in una dimensione ideale, grazie anche a musicisti che ne assecondano
ogni capriccio e, soprattutto, a buone idee. Come ad esempio riscoprire le
proprie radici folk, e partire da esse per raccontare storie d’amore
sicuramente agrodolci, irrimediabilmente ubriache, ma sincere e – in primis – a
lieto fine. Ci vorrebbe un capitolo a sé, ma basti l’esempio di Living With
You Now
, in cui Aidan riesce a cavare fuori romanticismo anche da un rapporto
che si esprime, primariamente, nell’azzuffarsi. Sarebbe bello se prima o poi si
riconoscesse universalmente la statura di Moffat non solo come musicista –
sull’apporto del suo vecchio gruppo ci sono pochi dubbi, crediamo -, ma anche
come uno dei poeti più personali della sua generazione; uno capace di portarti
in posti precisi soltanto con la sua voce storta, con la maniera inequivocabile
di storpiare e cantilenare frasi e parole. Quanto ai suoni, il tappeto è il più
vario possibile, in un riuscito amalgama acustico-elettronico sempre adatto a
ciò che il brano richiede, sia l’indie folk di classe del singolo Big Blonde,
i sentori etilici Pogues di Oh Men, That’s Just Love e The
Last Kiss
o i semplici a cappella di Lover’s Song e My
Goodbye
. Qua e là le suggestioni Arab Strap non mancano, certo (A Scenic
Route To The Isle Of Ewe
, Now I Know I’m Right); ma How To Get
To Heaven From Scotland
(un plauso al titolo, ça va sans dire)
somiglia più al lavoro di un cantautore dall’impronta già inconfondibile che al
tentativo di un ex di trovare la propria strada – il riferimento a
Middleton è puramente voluto, anche se ce ne duole. Vogliamo infine aggiungere
un dettaglio tutt’altro che trascurabile: l’album viene pubblicato il giorno di
San Valentino. Che sia un po’ di sano romanticismo alcolico l’antidoto ai tempi
grigi che stiamo attraversando? 

14 Febbraio 2009
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