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6.3

Indossare gli scafandri, e galleggiare. Intonando il membranoso alleluia proto-sintetico: Le Soleil Est Près De Moi. Ricordate? Erano i tempi (gloriosi) del doppio ribaltamento Air: i segni del reale "elettronizzati" e i sogni elettronici "umanizzati". Epigenetica tecnologica vintagista. Viaggio da fermi nel futuro anteriore di un passato immaginario. Ma acquisito. Dopodiché, il duo francese s’è permesso – potendolo – di tutto. Ci hanno stupito con effetti speciali, irradiandosi nei cieli d’America e d’Europa come i divi pop del prossimo quarto d’ora. Si sono resi ipercromatici. Avvincenti con metodo, con estemporanea convinzione. E irrimediabilmente deperibili.

Ebbene, con questo Pocket Symphony gli Air suggeriscono un movimento all’indietro, alla dimensione in cui il tempo svapora perché c’è una finzione in corso, l’inganno magico della ricostruzione atmosferica. Un impulso comprensibilissimo che, grazie alla morbida abilità di Godin e Dunckel (e del produttore Nigel Godrich), riesce a sembrare credibile: vi bastino le sgassate vetrose e i vocalizzi incorporei nell’alba cosmica di Mayfair Song, le sensazioni appese tra sibili eniani e luce fredda di Night Sight, i languori irrisolti tra synth gassosi e arpeggi argentini di Lost Message, l’angelico groove in assenza di gravità di Photograph.

Naturalmente, però, non riescono del tutto. Lo sforzo muore a metà, perché nel ritorno c’è sempre un’effrazione. I pezzi più compiuti alla fine sono quelli che virano verso un’inedita dimensione autoriale, chanson permeate di romanticismo sgualcito e languido spleen, previa la sierosa sensibilità di Jarvis Cocker (in One Hell Of A Party) e Neil Hannon (in Somewhere Between Walking And Sleeping). Tracce intense ma intruse, splendidi "a latere" che innalzano il livello complessivo del lavoro dandoci la misura del suo parziale fallimento. Parziale, perché le intenzioni degli Air erano – credo – azzeccate: gettare la zavorra, percorrere all’indietro la curvatura spazio-tempo, sfidare con disinvoltura l’assurdo incontrando i se stessi che furono. Inevitabilmente, però, si sono soltanto sfiorati.

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