Cult Movie

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“So chi sono. Io so chi sono!”: l’ossessione è un circolo vizioso che confonde e intontisce. I contorni diventano labili, le azioni restano sfumate nella memoria. Il cuore ha un ritmo e la mente ha una linea, ma nessuna delle due direzioni ha un senso. Il detective privato Harry Angel ha perso le tracce, oggetti smarriti lo mettono in gioco. Ma lui ha perso il cammino. Eppure lo ha fin troppo presente, tra i vicoli di New Orleans, incantato dal tip tap dei bambini, inseguito da polli infuriati, sorpreso a ficcare il naso sulle vie del sangue. Nel torbido humus annerito della pellicola, nelle immagini ombrate che immergono ogni espressione del volto di Mickey Rourke in un gioco dove il noir si perde nei rimandi, nelle tracce, nella musica ossessiva di un motivetto blues.

Il film sembra girato in una camera oscura piena di polvere e fumi, la pellicola trasuda, torbida, e dallo schermo arrivano effluvi venefici. Gli ambienti sono inquieti, ornati di oggetti ambigui, magici, che partecipano al film come veri personaggi: le pale di un vecchio ventilatore che roteano di presenza, le sigarette e i pacchetti accartocciati, gli specchi pallidi che non mentono. E le coincidenze, che diventano sempre più pressanti, sempre più chiare. Rourke è Harry Angel, investigatore privato di mezza tacca, incaricato dall’equivoco Luis Cyphre, un De Niro assai cattivo, di scovare il fantomatico Johnny Favourite. Il tipo è scomparso dalla clinica dov’era ricoverato in seguito ad uno shock da granata, alla fine della seconda guerra mondiale.

Il lavoro ha inizio subito dopo il colloquio, con l’ambiguo Cyphre a lanciare il primo messaggio: “Ho come l’impressione di averla già vista da qualche parte”. Harry inizia proprio dalla clinica, ma per ogni passo, per ogni situazione investigativa trova la morte a sbarrargli il passo . “Io mi occupo di divorzi, di assicurazioni – spiegasmarrito al suo datore di lavoro – tutti questi omicidi ..ho paura”. Harry inizia a collezionare morti. Come se la grande falciatrice, ammantata di riti vodoo e sortilegi di magia nera, lo seguisse attenta. Sono decessi strani, quasi immediati rispetto al suo arrivo: prima il dottor Fowler, morfinomane pagato per attestare la falsa permanenza dello scomparso nella clinica. Poi, lungo l’asse New York – New Orleans, ci lascia le penne un chitarrista che aveva lavorato con Johnny,Toots Sweet. Tra strane danze tribali e zampe di gallina, la storia mostra qualcosa di innaturale. Alla povera Margaret Krusemark, interpretata da Charlotte Rampling nella parte della fattucchiera borghese ex compagna di Johnny, qualcuno strappa via il cuore. Lei aveva provato a fare l’oroscopo all’investigatore, ma c’erano troppe incertezze nel suo futuro. “Quello che vedo – spiega leggendogli la mano – non credo ti piacerebbe”. Dopo poco, viene ritrovata senza il cuore, deposto su dei fogli di giornale, torace sventrato con perizia da macellaio da un coltello antico. 

Infine arriva la sequenza rapidissima che stringe il cerchio: prima muore l’avvocato che aveva contattato Harry Angel, poi muore il ricco padre della Krusemark, adoratore di satana che finisce rovesciato in un pentolone bollente, e per ultima la splendida Epiphany Lisa Bonet – , figlia proprio di Johnny. Le immagini sono dense di mistero e morte, come la pioggia che bagna i corpi di Harry e di Epiphany nel mentre di un intenso e violento amplesso, in una stanza d’albergo piccola e fradicia. O come l’intrusione di Angel nella casa del dottore, in un ambiente cupo e sospeso, tra vecchi mobili e boccette di morfina. In un incubo che lo lascia sveglio di soprassalto mentre i poliziotti frugano nell’albergo, Harry si ritrova tra sogno e realtà con la camicia zuppa di sangue e un rasoio tra le mani, affacciato sulla stanza delle esecuzioni. La confusione tra Harry e Johnny è una danza sinuosa, un gatto che balla col topo, e la trama intessuta di ricordi e déja-vu, brividi e premonizioni. Le immagini annebbiate riemergono sempre più frequenti dal passato e stordiscono l’investigatore Angel, in una lenta e inesorabile presa di coscienza. Ogni visita nell’incarico del detective diventa dopo poco un altro morto. La coscienza preme, Angel chiede lumi al suo cliente, che tra vaghi rimandi bibilici continua a costruire la sua tela. E intanto la polizia inizia a mettere insieme i pezzi. Ma com’è possibile che Harry sia sempre così vicino a Johnny, quasi al punto da sfiorarlo senza mai arrivarci? Com’è che sembra ripercorrerne le tracce fino a diventare parte della sua strana, vecchia e misteriosa vita? E cosa c’entra il diavolo? E la magia? E quelle immagini dell’ascensore, della grata metallica che si richiude violenta, la sedia elettrica con la donna vestita di nero, le mura imbrattate di sangue, le urla, le voci che ripetono “Johnny, Johnny….”

Tutto si spiega nell’epilogo, che è anche la parte più didascalica del film, con l’investigatore privato Harry Angelche ritrova la medaglietta da militare col suo nome in casa della strega Krusemark. Proprio la maga, insieme al padre, aveva prelevato Johnny dalla clinica mentre questi era ancora in stato di semincoscienza, per sottoporlo ad un rito: trovato un uomo della sua stessa età, bisognava sacrificarlo permettendo a Johnny di sfuggire al suo misterioso patto, stipulato con Mr. Luis Cyphre.

Ma se Johnny ha divorato il cuore di Harry, resta sempre Johnny,coi ricordi del giovane investigatore mescolato ai suoi incubi. La storia del patto col diavolo è certamente banale, vecchia come il mondo. Mr Favourite era un oscuro cantante che aveva scelto la fama, diventando un mito negli Usa. L’ascesa era arrivata dall’inferno, evocando il maligno attraverso la magia nera, con una formula appresa in un antico testo esoterico. Dopo aver tentato di fuggire alla sua sorte, dopo aver dimenticato parte del suo passato, finalmente Johnny torna a guardarsi. “Arrostirai per questo” – gli dice il poliziotto, preannunciando la sedia elettrica. “Lo so – ammicca sconfortato Johnny – all’inferno”. Non è certo la storia a fare grande questo viaggio realizzato da Alan Parker, autore tra l’altro del celebre meraviglioso cartone The Wall: è l’atmosfera, il denso baratro nascosto dentro le persone, un fiume torbido dove il confine è indistinguibile. “So chi sono. So chi sono..!” La voce ossessiona, sempre meno convinta. Incerta. Poi consapevole, amara. Rassegnata. Il cuore rimbomba. Il carrello dell’ascensore scivola lento e costante verso la stanza della sedia. Prima dell’inferno.

15 Dicembre 2006
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