• Nov
    13
    2015

Album

Def Jam Recordings

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Stiamo attraversando un periodo storico – da qualcuno etichettato Poptimism – caratterizzato da una grande rivalutazione del pop commerciale (chiaramente e fortunatamente non tutto), messa in atto prima da alcuni siti/magazine storicamente vicini all’universo alternativo-indie e successivamente diffusa a macchia d’olio all’interno di contesti che fino a cinque/dieci anni fa evitavano come la peste quel modo di intendere la musica. Personalmente credo che, se esiste, la verità possa ristagnare nel mezzo: l’apertura mentale verso certe sonorità è fondamentale – anche perché obiettivamente la qualità mediamente si è alzata – ma parallelamente è giusto ponderare bene le valutazioni prima di acclamare incondizionatamente alcuni personaggi/album.

Anche in una situazione come questa (e l’ultimo, discusso, album di Grimes in un certo senso può essere visto come il definitivo tentativo di abbattimento di alcuni muri, ma nella direzione opposta) ci vuole coraggio ad esordire utilizzando il famoso sample di Ike’s Rap II (Isaac Hayes) divenuto poi simbolo della stagione trip-hop di vent’anni fa una volta campionato sia dai Portishead (Glory Box), sia da Tricky (Hell Is Round The Corner). Ci vuole coraggio perché a diciotto anni ti vai immediatamente a confrontare con l’intoccabile, attirando antipatie e critiche facili. Il brano in questione è Here, anthem anti-party diventato virale in pochi giorni la scorsa primavera, trasformando Alessia Cara (canadese classe 1996) nell’ennesima nuova promessa del pop mondiale. Un percorso rapido che le ha già permesso di esibirsi da Jimmy Fallon e di presenziare alla tappa di Halloween del tour di Taylor Swift. A proposito della Swift, Alessia Cara, oltre ad imitare lo stile “polaroid” dell’artwork di 1989 per il singolo Here, ha aumentato la propria popolarità grazie alla cover di Bad Blood eseguita durante una sessione a BBC Radio 1.

La voglia di competere subito ad alti livelli mediatici non le manca di certo: quello che manca ancora – e lo avevamo già intuito nell’EP Four Pink Walls pubblicato a fine agosto – è una proposta che sia in grado di scalfire prepotentemente il mercato. Il taglio soul di Alessia è pronto ad adattarsi a qualsiasi tipologia di r&b (grazie anche a un ottimo senso ritmico), ma lungo i solchi dell’esordio lungo Know It All – pubblicato forse troppo frettolosamente – lo spettro d’azione è troppo ampio e mai sorprendente: la canadese riesce già bene – quasi – in tutto, ma non eccelle ancora in nulla. Manco a dirlo, i momenti migliori emergono laddove i compromessi con il convenzionale vengono momentaneamente messi da parte: Here, ad esempio, ma anche Seventeen (“I was too young to understand what it means“), dove si intravede una risposta r&b più vivace a Lorde. Interessanti anche le situazioni neo-soul di stampo ’90s (con tanto di scratch) presenti in Four Pink Walls, l’unico brano che potrebbe dare adito ai pericolosi paragoni con Lauryn Hill altrove avanzati a più riprese.

Decisamente anonimi invece i numerosi tentativi di imbonire il casual listener: è il caso di Outlaws, in cui Alessia si espone timidamente come interprete dal piglio retrò, e delle due ballate Stone e Stars, assolutamente piatte con l’aggravante di suonare terribilmente così MTV anni Zero. Scars to Your Beautiful (e il suo evitabile coro da stadio) e Overdose sono generico mainstream pop e suonano come brani di Rihanna ripuliti da facili provocazioni, e anche nell’orecchiabile I’m Yours la patina ruffiana è esageratamente ingombrante (arrangiamento compreso). La versione deluxe non aggiunge molto e contiene una versione piano/voce (dai ghirigori forse eccessivi) di Here e altre due variazioni sul tema: la ballad River Of Tears (comunque più apprezzabile di Stone) e My Song.

Forse Alessia Cara non ha ancora la forza di imporre un proprio tocco e finisce per essere succube delle velleità da classifica della Def Jam/Universal e di un team di supporto troppo debole per poter competere con gli attuali big: il collaboratore più stretto, Sebastian Kole, è famoso principalmente per Goin’ In, oscena combo tra Jennifer Lopez e Flo Rida. Nel suo essere – per certi versi inevitabilmente – ancora ancorato a soluzioni teen-friendly, Know It All delude certamente, ma non mette completamente in ombra un personaggio che ha probabilmente bisogno di più tempo del previsto per trovare una strada convincente. Il mercato però è crudele e alla porta stanno già bussando Kiiara (nella sua Gold c’è tutta la contemporaneità che qui manca) e Bibi Bourelly, la ghostwriter per eccellenza di Rihanna.

16 Novembre 2015
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