• giu
    06
    2017

Album

A Buzz Supreme

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Lettere rubate a qualche nostalgica macchina da scrivere che si ammassano sparse su una copertina caratterizzata da un lettering e un progetto grafico che ricordano gli album “politici” dei Settanta di Gaber e De André: il riferimento potrebbe essere voluto, anche perché l’Alessio Lega di questo Mare Nero, un cantore “politico” – e sociale, come vuole la sua discografia passata – lo è davvero. Canzoni che parlano di cronaca e società (un po’ nella tradizione delle topical songs del folk statunitense) come potevano essere quelle dei due musicisti citati in apertura, e che lo fanno tenendo un occhio fisso sulla tradizione cantautorale italiana più nobile – le cover della Fiore di Gaza di Paolo Pietrangeli e della Hanno ammazzato il Mario in bicicletta di Dario Fo e Fiorenzo Carpi non sono casuali – e l’altro sul ruolo centrale riservato alla parola.

Una parola che l’anarchico Lega riveste di militanza folk barricadera ma con una grande valenza poetica, anche grazie allo splendido lavoro in fase di produzione artistica di Rocco Marchi e Francesca Baccolini, testimoniato ad esempio da parentesi particolarissime e affascinanti come Canzone del povero Diavolo. Una parola capace di diventare filastrocchesca in Angelica Matta – tra rime baciate che scandiscono metriche dal rimbalzo facile, fisarmonica e chitarra elettrica – ma anche circolare e legata alla dimensione popolare in Santa Croce di Lecce, votata al racconto nella bellissima Stazione Centrale, con funzione di rievocazione storica a metà tra riflessione linguistica e pagine vergognose del nostro passato in Ambaradan, malinconia coheniana in Porrajmos e persino «inno politico anarchico tra il serio, l’ironico e il postmoderno» nella title track.

A chi stesse già storcendo il naso pensando di trovarsi di fronte all’ennesimo disco di combat-folk un tanto al chilo, diciamo di ricredersi: Lega è decisamente oltre tutto questo, e restituisce una tradizione musicale riconoscibile ma tutt’altro che biascicata. Non ci sono facili ammiccamenti in Mare Nero, mancano i luoghi comuni e le scopiazzature con la carta velina che talvolta emergono in alcuni lavori legati al genere di riferimento, sostituiti da una grande profondità narrativa nei testi – pochissimi autori contemporanei possono vantare una tale autorevolezza – e da una musica che mostra una sua originalità pur rimanendo all’interno di un linguaggio tutto sommato tradizionale. Dischi di questa caratura, in ambito cantautorale, non ne escono sempre, per cui approfittatene.

30 maggio 2017
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