• feb
    22
    2018

Album

Diaframma Records

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Il Primato dell’Immaginazione è frutto della collaborazione tra Federico Fiumani (Diaframma) e Alex Spalck (Pankow), due leggende viventi della new wave italiana che ci ostiniamo (io per prima) ad associare istintivamente a una certa parabola estetica, stilistica e musicale: gli anni ’80 sotterranei, le avanguardie post-punk fiorentine. Ma loro nel frattempo sono diventati molto altro, e per amor di verità bisognerebbe sottolinearlo: Federico Fiumani è un autore il cui stile, le cui metriche, i cui testi sono stati a dir poco saccheggiati da tutta l’attuale scena cantautorale italiana cosiddetta indie (Vasco Brondi, Dente, Bugo, solo per citare alcuni tra i debitori più palesi); Alex Spalck, a partire dal 2000, ha continuato a collaborare con Fasolo e soci dopo la pausa degli anni ’90, sia pur con un’attività live sempre più ridimensionata per via del suo trasferimento in Australia, dove tuttora vive. Ha accompagnato “da lontano” l’evoluzione di una band che ha continuato a seminare avanguardie. In quest’album lo scopriamo eccellente narratore di tormentati viaggi intimisti. Il disco è il risultato di sinergie prodigiose: si fa quasi fatica a credere che sia stato realizzato a distanze oceaniche, tra Firenze e Melbourne (con Spalck che riceveva via email i file audio incisi da Fiumani, e a sua volta rimandava le tracce vocali). Un dream team intercontinentale arricchito del prezioso supporto di Luca Cantasano (basso, synth e batterie elettroniche) e Daniele Biagini (pianoforte e tastiere).

Il Primato dell’Immaginazione è un album ispirato, onirico, ma anche irriverente e a tratti anarchico, che ribadisce costantemente un bisogno di contatto ragionato con il qui e ora, pur nella consapevolezza forte di quello che è stato, attraverso necessarie migrazioni interiori verso luoghi d’origine un po’ reali, un po’ immaginari (Stelle a Pontassieve), flussi di coscienza scanzonati e auto-mistificanti (Satanasso) e dichiarazioni d’amore assoluto e purissimo (Accanto a te) o di nobili intenti esistenziali (Non ti cambierò). I fraseggi chitarristici di Fiumani sono inconfondibili: accordature aperte, acute, talvolta acide e stridenti, quell’espressività all’occorrenza delicata e fragile, minimale, puntualmente incisiva. Le parole di Spalck trafiggono, come quando riescono nel miracolo di parlare d’amore senza mai nominarlo neppure una volta (Accanto a te, il primo singolo). Tra gli episodi più intriganti, la già citata Stelle a Pontassieve, sognante e rarefatta; l’ipnotica Mantra; la rumoristica In fondo a destra, con un riff indovinatissimo e i suoni quasi industriali che fanno da sottofondo perfetto a un testo straordinariamente angoscioso («In fondo ai sogni c’è violenza / un senso reale di pura impotenza / in fondo agli occhi c’è il vento/ tempeste di rabbia, uragani di pianto / non credo più alla redenzione / alla logica del perdono / ho usato tutte le mie carte / ho barato, ho perso, ho vinto, ho perso…»). In chiusura, una versione sorprendente di Marquee Moon, dove Fiumani trova una brillante soluzione strumentale nell’incrocio tra chitarra e pianoforte, e Spalck canta con un tono volutamente dissacrante, un po’ Verlaine in acido, un po’ Tom Waits al quinto scotch.

Nell’introduzione al disco, firmata da Paolo Cesaretti, si legge: «In questo nostro presente sospeso, dove il nuovo diviene ripetizione e non più provocazione, dove viene meno quella dose di rischio e pericolo che il rompere con il passato e avventurarsi in nuovi territori implica, questi suoni e queste parole sembrano una rivincita, un grido di rabbia che ha l’intensità di un manifesto esistenziale: siamo quello che non volevate e ora invece avete bisogno di noi». È di questo che stiamo parlando, infatti, di un bisogno di passato, o meglio, di un’idea di passato che però nel frattempo si è fatto presente, anche se noi ce lo raccontiamo in un altro modo; e questo presente di chi il passato l’ha scritto, e non l’ha vissuto come noialtri in differita ricamandoci su improbabili fantasie estetiche, è un presente che deve scuoterci, invitarci a riflettere sulla nostra contemporaneità così povera, così arida, così – appunto – bisognosa di altro da sé.

E’ interessante constatare come, concettualmente, l’età adulta, l’oggi, diventino qui l’occasione per rileggere con coscienza e disincanto i turbamenti interiori che hanno segnato un percorso di crescita: l’imperfezione diventa un valore, l’errore è parte del piano per essere sé stessi, diventare quello che si è. Quello che sono oggi Fiumani e Spalck, ce lo suggeriscono tra le righe di questo disco, nel tono complessivo che sa di gioco ed esperimento, dell’energia vissuta e da vivere, della musica scritta e da scrivere, in questo voler scardinare e sorprendere, raccontare e essere oltre le nostre etichette, oltre le definizioni.

22 Febbraio 2018
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