• mag
    25
    2018

Album

Pippolamusic, Contempo

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A quattro anni dall’esordio AsteroidiAlia torna con un Giraffe che è un po’ la versione in full-HD di quel disco. Produzione artistica affidata a Paolo Favati e Marco Lega, che altro non fanno se non far sbrilluccare una scrittura ampiamente formata e ricercata già di suo, grazie a coloratissimi vestiti funk-pop. C’è un po’ dell’ultimo Colapesce, in quell’ondeggiare pacificato su melodie suadenti e col sorriso stampato sulla faccia – «niente davvero ci tocca / al massimo ci accarezza», si canta in L’attraverso – che si guardano un po’ allo specchio per scoprire che anche una nuvola può essere elegante coi colori dell’arcobaleno. Tanto per dire che nelle atmosfere dei brani si coglie una leggerezza ad effetto tipica di certo cantautorato di ultima generazione, che tuttavia Alia riesce a declinare con un gusto che se da un lato non è mai sfrontatezza da mandare a memoria, dall’altro possiede una cura che non è da tutti. Ad esempio in un La teoria dei colori in cui i rapporti sociali diventano abbinamenti cromatici («Per quanto il nero sfini / non sarai mai invisibile») o in una title track in cui essere giraffe significa allungare il collo per scoprire le persone, perché «le sorgenti sono in alto / il calore porta in alto / come i buoni sentimenti».

Intrigante anche il modo in cui il musicista incastra testi con una certa profondità su melodie tutt’altro che banali, un po’ à la Battiato se ci passate il paragone, con qualche spunto modale e qualche ospite alla voce a nobilitare il tutto, tra cui Francesca Messina/Femina Ridens. Se proprio dovessimo muovere una critica soggettiva e che non intacca il giudizio comunque positivo sul lavoro in oggetto, segnaleremmo magari quell’attestarsi dei brani su un mid-tempo generalizzato dalla pacatezza fin troppo ragionevole, e che in qualche frangente sboccia pure su certo easy listening nostrano anni ottanta un po’ datato con tanto di sax “decorativo” a cesellare (Madonna dell’umiltà). Ma si parla davvero di gusto personale, perché in Giraffe c’è un’ottima scrittura, una grande ricchezza strumentale (archi, sintetizzatori, percussioni, fiati e molto altro) e un gusto pop che non sfocia mai nella ricerca del colpo ad effetto.

3 Agosto 2018
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