• ott
    01
    2007

Album

La Tempesta Records

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C’eravamo quasi cascati all’inizio, e ripensandoci s’era preferito pensarla una simpatica boutade, la descrizione di quest’album fornitaci dai diretti interessati con un sardonico “shoegaze, ma col cantato punk". Al solito, non sai con che pinze pigliarli, Altro, e questa volta sgusciano con ancor più agilità. C’è molto Settantasette “trent’anni dopo” in quell’autarchia fiera, nello spirito che fa sì che restino gli stessi sul palco e fuori, al punto che li potresti vedere tra il pubblico a osservarsi mentre suonano. Non gli impedisce di essere diventati grandi, però, di fargli sottoscrivere che non è così male, in fondo, quella strana faccenda chiamata maturità artistica. Questo è Aspetto: undici brani che smatassano il bandolo del “terzo disco, quello definitivo” smentendo l’assunto con sottigliezza, esibendo suoni finalmente adeguati senza snaturare l’indole che da sempre accompagna i tre marchigiani. Di conseguenza, la calligrafia sonora ha necessariamente smarrito qualcosa in immediatezza, riparando con la padronanza degli scenari new wave che furono e che sono di nuovo tra noi.   
Non pensate ad una mossa dettata dal conveniente opportunismo o ignoranza della storia, ché non è da loro: a questo già provvede la maggioranza della stagnante scena musicale italiana. Il linguaggio inconfondibile degli Altro, infatti, ha tuttora modo di emergere costante al di là delle influenze, che non si possono evitare ma nemmeno calpestare. Lo trovate cristallino e peculiare come la regola esige, dentro l’ugola da primi Public Image Limited in cui il gruppo si specchia spesso, volentieri e in Canzone di Andrea, Quadro A. e Passato (dove sei, Memories?) più che altrove. Non manca nelle spolverate di paranoia, stemperata da un respiro malinconico che diresti appartenuto al Morrissey ribelle da cameretta (ma pure al Fiumani cinicamente acustico: l’accoppiata piovosa Smettere e Chiuso). Tuttavia, qualcosa sfugge come sempre e per fortuna, perché quale ruolo giocano la fratturata, falsamente impassibile Federico o la scheggia Gang Of Four di Ramirez? E lo shoegaze che davvero affiora dai riverberi di lontane chitarre nella cingolata Stefano, l’eco sulla voce in stile Pornography di Colpito, o la toccante 31/12, nuovo classico nel solco di Pitagora e Canzone del Gabbiano?
Crescendo alla distanza, l’avvincente rompicapo quasi fornisce una chiave: era già tutto potenzialmente custodito dai due lavori precedenti, aspettava solo di poter emergere, ma forse ci stiamo sbagliando. Gli Altro, più che fornire risposte, paiono propensi a inventare domande da lasciarci in eredità. Al solo scopo di continuare la magia e per rispetto del loro seguito, ne siamo (abbastanza) certi.

1 ottobre 2007
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