• Nov
    01
    2009

Album

Ultramarine

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Il trio che muove le fila del progetto Amolvacy è di quelli di origine controllata. Tutta gente con un certo pedigree nel settore, a partire da Aaron Moore dei Volcano The Bear, che per l’occasione si accompagna a Dave Ness della No Neck Blues Band e Sheila Donavan dei Laboratory Theater Company. Questo licenziato per l’italianissima etichetta Ultramarine è il secondo parto della compagine. Il centro del discorso è una partitura strumentale che poggia le sue fondamenta su una base percussiva ispida e creativa, arrivando anche a mimare battiti e tremolii, con strumenti e voci.

Siamo in un territorio che per forza di cose arriva a tratti a collidere con il Beefheart più obliquo e anfetaminico (Beat Of The Drum) o il Moondog più naive e visionario (On Top Of Unknownille), tutto ovviamente calato in una tenebra esotica alla Volcano The Bear su cui la mano di Moore si muove sicura come un alchimista che sa quali sostanza miscelare nei suoi alambicchi. L’altro protagonista dell’operazione sta poi nelle parti vocali di Sheila Donovan, sorta di incrocio tra Yoshimi e Lydia Luch, che riesce al tempo stesso a farsi cartoon isterico (Ho-Ho-Kus) e suffragetta no wave con assorbente chiodato (Lula, Vehicular Bitterness).

Non meno interessante poi tutto l’assunto base del disco, che prendendo le mosse dalle parole riportate sul retro ad opera di Jose da Fonseca e Pedro Carolino, autori portoghesi che nel 1855 scrissero un libro di prose in inglese intitolato “English As She Is Spoke”, pur non conoscendo una parola di inglese. Da qui e da una riflessione sul ruolo del suono e della musica nella comunicazione nello scambio primordiale tra linguaggi diversi e inintelligibili il titolo ironico-dadaista di A La Lu La.

3 Novembre 2009
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