• Feb
    01
    2010

Classic

Paw tracks

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Ci pensa l’etichetta di casa a ristampare uno degli album “minori” dell’Animal Collective, registrato nel lontano 2001 e senza Brian Weitz aka Geologist (che non era ancora della partita). Era l’anno in cui il primissimo nucleo dava alla luce uno dei lavori più strambi di un percorso già sghembo di suo e che di lì a poco avrebbe visto l’esplosione di Here Comes The Indian. L’approccio è molto più weird e redneck di quello attuale, naturalmente, e la versione personale, lo-fi e malata delle campfire songs conserva tutto il suo fascino anche a distanza di quasi un decennio.

We wanted to give the music the feeling and atmosphere of the outdoors and the warmth of a fire, so people could bring it indoors”, dichiaravano all’epoca, con l’intento di portare le canzoni da cantare intorno ad un fuoco dentro le case. Ne vengono fuori cinque lunghi pezzi di psychedelic folk degenere registrati con un minidisc all’aperto, come fossero la colonna sonora di un campeggio mai avvenuto. Musica stralunata, storta, sballata e deforme; che vive di un trasporto e un respiro atavicamente bucolico, in cui gli elementi naturali (reali o riprodotti) la fanno da padrone, allontanandosi dal pastiche che segnava Danse Manatee e segnando un rapporto ancora vitale coi luoghi d’origine.

Il trasferimento in città è ancora lontano e Campfire Songs mostra il lato più rurale e genuino degli Animal Collective. Accendete il fuoco. Sedetevi. Rilassatevi.

4 Marzo 2010
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