Live Report

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Archiviate le tre date italiane di novembre, quella del 31 agosto ai Giardini Ex Fierale di Acquaviva (Montepulciano) – all’interno del Live Rock Festival, che la sera precedente aveva ospitato altri ottimi nomi internazionali con l’accoppiata Algiers e !!! – è stata la quarta e ultima tappa estiva di Anna Calvi nel nostro Paese. Ed è stata una performance memorabile. La musicista inglese, che ha da poco composto la colonna sonora della quinta stagione di Peaky Blinders, è salita sul palco attorno alle 23:00 eseguendo quattordici brani ad altissima intensità.

È proprio l’intensità ciò che le va riconosciuta in primis, dissipato ogni eventuale dubbio sulla lunga tenuta del suo percorso artistico: Anna Calvi crede al cento per cento in ciò che fa, ci mette tutta se stessa. È un atto di coraggio e, in parallelo, di rispetto verso il proprio pubblico: nessuna scenografia, nessuna trovata eccentrica o a effetto, nessun occhiolino strizzato più o meno furbamente/causticamente al mondo dello show business. Nessun fuoco d’artificio. Perché tutto è a fuoco, di per sé.

Esattamente il 31 agosto di un anno fa, nel 2018, usciva Hunter, il terzo album di Calvi. La scaletta della serata dà ragione alle nostre sensazioni in sede di recensione: Hunter è un gran disco, il migliore a oggi della songwriter, subito dopo il probabilmente inarrivabile esordio omonimo del 2011.  Si parte proprio con la recente title track, Hunter: «I dressed myself in leather / With flowers in my hair». Anna Calvi, capelli divenuti nel frattempo scuri, è in realtà vestita con una delle sue camicette vermiglie, elegantissima. Si alzano le temperature già con la successiva Indies Or Paradise, con i primi scintillanti assolo di chitarra. Calvi è una guitar heroine, come St. Vincent, come Carrie Brownstein. Soltanto che i suoi riferimenti sono nel rock pre-indie, nel blues. Filo-hendrixiani più che modernisti. A guardarla, invece, si pensa più a Nick Cave (o alla PJ Harvey di To Bring You My Love) che non ad altre colleghe. As A Man, non a caso, con le sue serrate scansioni ritmiche, i saliscendi vocali e i riff a farsi accecante luce rinascimentale, rende i confini labili, nel genere, nel gender e nei desueti ruoli dell’appropriazione rock. Anna Calvi dirige i giochi, è protagonista. Ai suoi fianchi, la fidata polistrumentista Mally Harpaz, in prevalenza alle tastiere, e il batterista Alex Thomas.

Poi arriva Wish, forse il più bel pezzo di Hunter, dedicato alla sua attuale compagna francese e dilatato nel minutaggio in versione live, forse il momento più alto del concerto: nelle strofe, una cavalcata dark dalla tonalità quasi gutturali; nel ritornello, un’esplosione di dream pop a traforare il cielo. Con le sei corde che, ovviamente, bruciano. Fa davvero caldo, sì. Difficile andare avanti superando tale climax, eppure Calvi non fa una piega e inanella ballate vecchie e nuove: la sontuosa No More Words e Swimming Pool, con le rigogliose pennate circolari di chitarra ad avvilupparsi a un romanticismo barocco miracolosamente minimale. Il cinematico strumentale Rider To The Sea ribadisce la tecnica da fuoriclasse al proprio strumento e introduce il recupero dei classici Suzanne & I, I’ll Be Your Man e Desire. Un tris notevole, che ribadisce la robustezza di un repertorio non da tutti. Un piccolo classico lo è anche il recente Don’t Beat The Girl Out Of My Boy, sul quale Calvi si accascia a terra, a cimentarsi in acuti pazzeschi. Sulla conclusiva Alpha l’interazione con la chitarra – strapazzata in barrè verso l’inferno o il paradiso, martoriata in ginocchio – torna a farsi fisica, ferina.

Per bis ci sono, infine, l’estasi dorata di Eden e il cupo sabba digitale di Ghost Rider, cover dei Suicide. Chi pensava che Anna Calvi, che finisce il suo set rotolandosi a terra, posseduta o rapita in più nobili dimensioni, potesse essere una stella si sbagliava. Non è una stella. Perché è un incendio.

2 Settembre 2019
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