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    25
    1979

Ristampa

Cramps

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Uscito a pochi mesi dalla morte di Stratos, Event ’76 è il punto di non ritorno di certa sperimentazione totale, un documento di ardua digeribilità registrato dal vivo presso l’Università Statale di Milano nel 1976. L’opera è il frutto della ricerca musical-concettuale dei soli Stratos (voce), Fariselli (pianoforte) e di un Tofani (chitarra) qui nella sua ultima testimonianza col gruppo prima dell’abbandono, l’anno successivo. Il batterista Giulio Capiozzo e il bassista Ares Tavolazzi hanno lasciato temporaneamente. La questione del drumming, però, è risolta dal talento, funzionale ma fortemente opportuno, del percussionista inglese Paul Litton, già attivo per il colossale Evan Parker a partire dal ‘69.  

Per esigenze di vinile, ahinoi, la lunga versione di Caos – parte seconda (già contenuta nell’album da studio fresco di stampa, Maledetti), è spezzata sui due lati, sicché il lato A è intasato con un troncone di 20 minuti poi ripreso per i restanti 8, nel B. Il modus operandi del brano è spiegato nell’estrazione di sei biglietti per ogni musicista, dove sono scritti degli stati di “banalità emozionale” (volendo usare il termine esatto impiegato da Stratos): ogni nove secondi l’improvvisazione è obbligatoriamente variata dal cambiamento dello stato emozionale che ciascun musicista ha scelto e sta cercando di interpretare. Naturalmente la versione in analisi è assai diversa rispetto a quella di partenza. E’ questo un rito aleatorio che dunque non promette di materializzare chissà quali soluzioni d’insieme, ma si cura di smantellare i criteri di struttura, arrangiamento, secondo un’interpretabilità totale del singolo nei confronti del tutto. Eppoi, se ciò non avesse convinto i più, c’è pur sempre il mai abbastanza rimpianto sax soprano del jazzista statunitense Steve Lacy.

Si chiude con un altro ripescaggio da Maledetti, Scum, in una variante più lunga e priva del testo declamatorio e dannatamente concept dell’originale (una riproposizione dell’omonimo manifesto per l’eliminazione del maschio a opera della scrittrice Valerie Solanas), persa tra gli Ego di tutti i suoi componenti, e dunque informale al punto da divenire ingiudicabile sotto un profilo strettamente musicale.

Riascoltato ad alcuni decenni di lontananza, Event ’76 suona come il Manifesto utopico di un’arte accecata dal desiderio di libertà: per la discutibile qualità audio della registrazione e l’infelice suddivisione dei pezzi, non è possibile gridare al capolavoro. Resta l’entusiasmo per un Lacy in forma smagliante e, più in generale, per il coraggio di un manipolo di italiani che vollero farsi carico del linguaggio free-form, quando ancora i migliori jazzisti del Bel Paese faticavano a digerire la svolta funk di Miles Davis. 

La versione rimasterizzata e cartonata contiene, per i feticisti della prima ora, una spilletta del loro International POPular Group preferito. 

5 aprile 2014
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