• Giu
    14
    1979

Ristampa

Cramps

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Di 1979 Il concerto si è fortunatamente detto e scritto molto. Non se ne è ancora fatto, e anche questo è un bene, un evento leggendario, di quelli che legittimano a credere che abbiano cambiato il corso della Storia. Riascoltato e rivisto nel bel cofanetto confezionato da Cramps, il mega-concerto ideato in poco più di quindici giorni da Gianni Sassi suscita però una serie di considerazione dolci-amare.

In primis l’ineluttabilità del fato, che straccia un uomo di somma statura (artistica e fisica) qual’era Demetrio Stratos, proprio quando si è radunata in suo soccorso una squadra di musicisti nazionali davvero irreplicabile. Volenti o nolenti, l’appuntamento destinato a raccogliere il denaro per pagare le costose spese ospedaliere del Nostro, si trasformò in una celebrazione funebre declinata, questo sì, nelle tante e talvolta spensierate forme della canzone popolare.

In secundis, vi è la constatazione che i momenti più toccanti restano quelli degli amici cantautori i quali, armati di sole chitarre acustiche, commuovono nonostante gli inevitabili problemi di amplificazione e nonostante, va evidenziato, capacità esecutive in alcuni casi sfacciatamente spartane. È l’esempio di Francesco Guccini, che con la disarmante semplicità della sua Canzone per un’amica “schitarra” un inno alla vita che è pure, sottilmente, un inno alla morte intesa come atto conclusivo della prima. E ancora il menestrello Angelo Branduardi, presente nel primo dei due CD con Il funerale ma, soprattutto, nella toccante Confessioni di un malandrino contenuta nel DVD. Immerso con estrema onestà nei manierismi del proprio neo-medioevalismo, egli incarna con la sua presenza scalza il trionfo del “molto con poco”. Una contrapposizione netta, a ben sentire, con l’ampollosità di quel jazz-rock virato ora al sapore di tradizionalità post-moderna (coi Carnascialia, impreziositi da Teresa de Sio e dal grande Tony Esposito alle percussioni), di rigore tecnico (la PFM), prog-psichedelico fuori tempo massimo (Banco del Mutuo Soccorso) e di fusion qui incapace di fare la differenza (Venegoni & Co.).

Confrontando la tracklist del DVD con quella dei CD si evince la necessità di entrambi, in virtù di una ricostruzione che qui aggiunge e là sottrae. Le riprese della Rai concedono infatti un Finardi al suo apice in una pulsante versione di Extraterrestre. Nei CD invece trova spazio un cervellotico e riuscitissimo strumentale per pianoforte (Nero su bianco) dei compositori Adriano Bassi e Italo lo Vetere.

Un discorso a parte merita proprio la rappresentanza della così detta Musica Seria: i fischi e le invettive durante la coraggiosa esibizione di Giancarlo Cardini (che esegue quella Solfeggio parlante per voce sola che avrebbe dovuto incidere Stratos di lì a breve) sottolineano ai meno smaliziati che la massa del rock proletario restava comunque scettica se non astiosa davanti al fatto della ricerca sonora. Le sessantamila persone stimate all’Arena Civica di Milano in quel triste 14 luglio, erano mosse in buona percentuale dalla prospettiva di una nuova Woodstock italiana, dopo quasi tre anni di stop per ragioni di sicurezza ai grossi concerti milanesi. L’avventura di Demetrio negli Area e negli episodi solisti insomma, continuerà a interessare una nicchia di avventurosi, oggi contenuta come indiani nelle Riserve in rassegne sulla voce capaci mediamente di generare manierismi e retorica passatista.

Vi sono poi gli Area, i quali, per il discorso di cui sopra non riescono a fare la parte del leone, comprensibilmente avviliti per la scomparsa dell’amico e disgregati dalle divisioni degli ultimi anni (il chitarrista Paolo Tofani salirà sul palco solo per partecipare a una stanca versione de L’internazionale). Ascoltando Danza ad anello, poi inserita nel discreto Tic & Tac, ci si interroga sulla svolta jazzistica di quello che viene quasi unanimemente considerato il più grande gruppo rock italiano, qui ridotto a una versione sbiadita di gruppi che negli States e Inghilterra venivano considerati quasi la normalità (pensiamo agli ancor oggi sottovalutati Brand X del bassista Percy Jones).

Cosa resta? La testimonianza della fine di un’epoca fruttuosa per la musica nostrana, non ancora fagocitata dalle esigenze del mercato e dunque innocente al punto da rischiare sapendo di essere autorizzata a sbagliare. Musicisti di altissima caratura come Toni Esposito o Tullio de Piscopo oggi sembrano gli alfieri di una qualità irrichiesta se non in veste di sessionman, sicché ne dovremo dedurre che la loro rilevanza non è stata colta e che, quel che è peggio, la Storia non è in grado di insegnare nulla di permanente. Queste e tante altre considerazioni, anche contraddittorie, acquistando 1979 Il concerto.

27 Febbraio 2014
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