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    01
    1975

Ristampa

Cramps

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Formazione: un istrionico Demetrio Stratos in perfetta forma vocale, Paolo Tofani alla chitarra e synth, Patrizio Fariselli al pianoforte e tastiere, Ares Tavolazzi al basso e Giulio Capiozzo alla batteria.

Basterebbe il primo pezzo, lo storico Luglio, agosto, settembre (nero), a giustificare l’acquisto di quello che resta uno dei migliori live italiani di sempre. In questa versione dal vivo la band si libera infatti di certe pur minime rigidità insite nella prova da studio contenuta nell’altrettanto storico esordio Arbeit Macht Frei di due anni precedente, cesellando un gioiellino al di là dal prog e prossimo ai lidi della Musica Seria. Si prosegue con una poderosa La mela di Odessa (1920), intrisa nel testo di quell’idealismo magari un tantino retorico del tempo ma riscattata da un tiro post-funk e un impianto vocale vicino per intenzioni e capacità alla migliore poesia sonora. Chiude il lato A nella versione 33 giri Cometa rossa, tra i brani più intensi mai concepiti dai Nostri, qui azzoppata nell’introduzione strumentale da un’equalizzazione che non rende giustizia agli ipnotici arpeggi di Tofani.

Sono così toccati i primi tre album da studio della band, sicché il lato B può aprirsi all’insegna di un presente dedito alla ricerca di nuove libertà. La title track, unico inedito della raccolta, testimonia dunque un approccio al free-jazz mediante l’enfasi verbale di certa intellighenzia anarcoide ben nota durante gli Anni di Piombo; ne conseguono una lunga digressione pianistica a cui si attacca una sezione ritmica sfortunatamente penalizzata dalla spartana qualità audio. Ci si ostina in una sorta di collage annegato nel vociare del pubblico, da cui emergono qua e là gli assoli al contrabbasso di Tavolazzi e, più generalmente, alcuni tentativi di evocazione di una struttura aperta, ridimensionati all’attracco di una più probabile jam session. La chiusa viene affidata a una rilettura giudicata da alcuni provocatoria de L’internazionale, celebre inno socialista/comunista risalente ai giorni della Comune di Parigi.  

Nonostante la qualità discutibile del materiale audio di cui è costituita, Are(a)zione resta un’importante testimonianza storica e musicale degli Area non ancora completamente slegati dal mondo della canzone popolare. L’anno successivo, con il ben più astratto Event ’76 (pubblicato nel 1979, all’indomani della morte di Stratos) la band dimostrò, complice la temporanea defezione di Capiozzo e Tavolazzi, un coraggio che la porrà dinnanzia alla soglia dell’incomunicabilità. Sarà un non-luogo, quello raggiunto da Stratos, Tofani e Fariselli, dove alea e indeterminazione tolgono all’orecchio ogni possibilità di comprensione attraverso il medium del linguaggio. 

10 Febbraio 2014
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