Live Report

Add to Flipboard Magazine.

Dopo aver assistito al concerto di Joan As Police Woman alla Corte degli Agostiniani di Rimini vien quasi da fare un paragone azzardato, ma che forse ha una sua ragion d’essere: e se Damned Devotion, per Joan Wasser, fosse il corrispettivo di ciò che è stato The Idler Wheel Is Wiser Than The Driver Of The Screw And Whipping Cords Will Serve You More Than Ropes Will Ever Do per Fiona Apple? Un disco cioè capace di sdoganarla presso un pubblico più ampio – le numerose presenze alla data romagnola del suo tour lo testimoniano – e al tempo stesso di far quadrare una formula musicale che lascia per un attimo da parte le derive “art” per farsi catturare dalle trasparenze più blues e soul del suono. Un processo di “semplificazione” che, nel suo caso, in teoria perfeziona lavori come The Deep Field in una chiave più minimale, ma nella pratica è tutt’altro che semplice, come dimostra sul palco un quartetto (batteria, basso, tastiere, con Wasser ad alternarsi tra synth, violino e chitarra elettrica) affiatato da ogni punto di vista – voci e cori compresi – e che sottintende una ragnatela di contrappunti strumentali in chiave r&b fatta di grande attenzione reciproca. In questo senso, i tempi dispari e il call & response nel cantato di un singolo splendido – e nostalgico e avanguardista al tempo stesso – come Tell Me la dicono lunga.

Certo, nel valutare il particolare affetto con cui la musicista viene seguita in Italia c’è da considerare anche il suo passaggio in televisione nella trasmissione di Manuel Agnelli, Ossigeno, che qualcosa avrà portato in termini di notorietà (stiamo pur sempre parlando di Rai 3); eppure l’impressione è che molto abbia fatto il disco di cui si diceva in apertura, da cui non a caso vengono estratti numerosi brani, con una Wonderful fascinosa e morbida a dare il via al concerto e la soulfulness di Warning Bell a seguire. A memoria citiamo anche il funk-r&b di Damned Devotion, una Valid Jagger che sarebbe piaciuta al primo Antony & The Johnsons, la tiratissima The Silence, la commovente What Was It Like (brano dedicato al padre scomparso dell’artista), con una chiusura di bis affidata a una cover della Kiss di Prince che finisce per diventare un blues atipico ma efficacissimo.

A fine concerto si ha quasi l’impressione che il segreto dell’ultima Joan As Police Woman stia più che altro in una batteria ritmicamente meno invasiva, in una visione complessiva dei brani fondata su una maggiore chiarezza e concisione, e in una coesistenza virtuosa tra pieni e vuoti strumentali: la ricetta giusta per valorizzare una voce a cui i musicisti sanno dare il giusto peso, e che ricambia il favore con un set impeccabile tra vocalizzi energici e striature soul minimali. Ai posteri rimarrà la certezza di aver maneggiato per circa un’ora e venti una musica potente, perfezionista e con pochi vezzi, proposta da un’artista che viene tuttora – erroneamente – considerata da molti una seconda fila; a noi resta l’ulteriore conferma del fatto che Damned Devotion è semplicemente uno dei migliori dischi dell’anno.

#joanaspolicewoman #cortedegliagostiniani #rimini #sentireascoltare

A post shared by Fabrizio Zampighi (@zaber75) on

30 Luglio 2018
Leggi tutto
Precedente
Peyton Reed – Ant-Man and the Wasp
Successivo
Future – BEASTMODE 2

recensione

recensione

Joan As Police Woman & Benjamin Lazar Davis

Let It Be You

artista

recensione

recensione

artista

Altre notizie suggerite