• Feb
    19
    2013

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Warner Music Group

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In fase di recensione dell’EP Through The Glass, scrissi “attendiamo l’album, con aspettative piuttosto tiepide”. Le quattro tracce non permettevano, infatti, d’esprimere giudizi precisi sull’operato degli Atlas Genius, ma erano comunque abbastanza per chiedere qualcosa di più alla band australiana che ha trovato il successo grazie alla traccia Trojans, nel frattempo diventata una vera e propria rock-hit sia in USA che Canada.

L’album di debutto è arrivato, si intitola When It Was Now ed esce – come il precedente EP – per la Warner Bros, la quale deve evidentemente averci visto un qualche tornaconto economico di rilievo. La presenza di Trojans tra le undici (più tre eventuali extra/remix/acoustic) tracce non sorprende di certo come la scelta d’includere gli altri due brani contenuti in Through The Glass, Black Seat e Symptoms.

I restanti otto passaggi consolidano l’impressione di una band molto astuta e non esattamente votata alla ricerca musicale, nonostante uno stile tutto sommato personale. Gli anni ’80 sbarazzini di Electric aprono le danze (immaginate i Duran Duran in duetto con gli Scissor Sisters, alle prese con l’Oberheim OB-Xa di Jump), ma i ritmi uptempo di synth-pop vagamente funkeggiante sono protagonisti per una buona metà di When It Was Now: If So (che è un po’ una Trojans v.2), Don’t Make a Scene e i suoi handclaps o la titletrack sono un po’ tutte figlie dello stesso padre (che possiamo chiamare Phoenix). Il tiro è quindi quello giusto, ma le variazioni sul tema sono poche. Più anonimi quando rientrano su territori prettamente stadium pop-rock senza particolari intuizioni o guizzi (Through The Glass) o nell’insipido filler chiamato All These Girls. Centred Of You, invece, potrebbe funzionare bene.

Emerge chiaramente la figura di Keith Jeffery nel ruolo di principale attore: la sua chitarra nasconde una certa inventiva in ottica ritmica mentre vocalmente ha la fortuna di possedere un timbro che pur ricordando tante altre voci, risulta essere facilmente riconoscibile dopo qualche ascolto, vuoi anche per una certo abuso dell’insolenza spavalda che lo caratterizza.

Liriche rivedibili, una certa monotonia ed una fin troppo esasperata ricerca della facile hit limitano parecchio When It Was Now nella sua interezza. Come nel caso degli Imagine Dragons – con i quali sono in tour in questi giorni – anche qui si ha l’impressione di aver affrettato i tempi pur di sfruttare il momento fortunato post-EP. Considerato poi che tra due mesi dovrebbe uscire il nuovo album dei Phoenix, potrebbe essere meglio risparmiare i soldi…

23 Febbraio 2013
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