Recensioni

7.1

Dopo la famosa svista che lo portò a diffondere erroneamente una prima versione dell’album tramite mediafire, Bradford l’anoressico aveva dichiarato di aver perso ogni volontà di completare il lavoro. In verità, calato il sipario, ci aveva rimesso le zampe subito dopo continuando a lavorarci per tutto il tour dei Deerhunter con lo spirito che inizialmente lo aveva animato.

Spontaneità e concept d’insieme pensato a tavolino erano, e sono rimaste, le parole chiave di una raccolta di polaroid per una personale nuggets-delia, magra e impalpabile come lui ma nondimeno raffinatissima e intrigante, post shoegaze (lo scorso anno si diceva ambient pop) e retrò. Contrariamente alle vie solitarie dell’esordio, questa volta a svoltare positivamente il risultato troviamo ispiranti e ispirate amicizie. Cox se le è coltivate con sapienza succhiando spirito e sapori: la deliziosa vintage-delia di Walkabout è più farina Panda Bear / Animal Collective che sua (dell’amico anche l’idea del sample utilizzato, quello dei misconosciuti Dovers), nondimeno il brano è riconoscibilmente bradfordiano. Idem per Quick Canal che ospita Laetitia Sadier. Marca Stereolab le liriche e dell’ospite il dubbing vocale ma il gusto shoegazy sempre dalla parte di Cox.

Prezioso pure il violino di Sasha Vine dei Sian Alice Group in Attic Lights, altro brano significativo di un album che differentemente dall’esordio lavora sulla propria stessa inconsistenza per un pop subliminato e incavato nella memoria.

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