• ago
    25
    2013

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Moshi Moshi

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Se quella della tronica intellettualoide, possibilmente ballabile, adagiata su una cupa riflessività endogena, sia la strada giusta da percorrere in quel di New York City e in quel tempio hipster che è Williamsburg, sarà il tempo a dircelo. Per ora, le tre ninfe della Grande Mela, chiamate Au Revoir Simone (dal Pee Wee di un inglesissimo Tim Burton) arrivano al quarto album senza troppi scossoni, ma confermando una certa abilità indie-dream-pop, capace di generare le giuste atmosfere scintillanti che il genere richiede.

L’acclamato Still Night, Still Light risale ormai al 2009 e il silenzio di quattro anni ha portato poche, ma significative novità nella band: innanzitutto una signora laurea in biologia della D’Angelo, che ha significato il dilatarsi delle tempistiche e un pizzico di maturità in più; un’esperienza solista di Erika Foster che per l’occasione si è ribattezzata Erika Spring (come se ci fosse bisogno di calcare la mano sulla stagione pre-raffaelita per eccellenza); la produzione di un disco, Move In Spectrums affidata a Jorge Elbrecht di quei Violins, che tengono alta una certa tradizione psichedelica in NYC.

E in effetti, quello che fa drizzare le orecchie di Move In Spectrums è la gestione del tempo e del ritmo, allungato spesso fino alla disperazione, con le voci delle tre reginette che si sovrappongono, s’incrociano e si ribattono soavemente. Sembra di dare ascolto, in alcuni tratti (More Than, We Both Know e soprattutto Boiling Point) ad alcune uscite storiche di 4AD, in particolare Cocteau Twins e Dead Can Dance; ma sugli stessi titoli si può aggiungere o mandare in dissolvenza il film teutonico dei ricordi Morr Music di Lali Puna (Crazy, Gravitron) e Notwist (Love You Don’t Know Me, Hand Over Hand).

Il clima di cupezza quasi vittoriana (che pure continuiamo a preferire, se non altro perché rappresenta la novità del disco) si stempera sui propulsori scintillanti di alcune perle pop che se da una parte sono più legate al repertorio tradizionale della band, dall’altra rappresentano le boccate d’ossigeno e la risalita in superficie di questo viaggio:  The Lead Is Galopping, Just Like a Tree e Somebody Who. Se alla vigilia del disco e subito dopo Still Night… persistevano ancora dubbi sulla sostanza e sulla forgia del trio, Move In Spectrums ha l’oneroso compito di sgomberare il campo da tutte le esitazioni. Ci riesce, pur senza andare troppo oltre.

19 Agosto 2013
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