Recensioni

7

Due modi speculari di approcciare un passato forte e vigoroso i cui echi riemergono ciclicamente e trasversalmente nell’over e nell’underground: i fine ’70 / inizi ’80 del post-punk inglese ma non solo.

Da un lato quello filologico, quasi ossequioso di certe atmosfere, quello degli inglesi da Leeds Autobahn (quintetto formato da Craig Johnson alla voce, dai chitarristi Michael Pedel e Gavin Cobb, dal basso di Daniel Sleight e dalla batteria di Liam Hilton), già dalla scelta del nome e dalla provenienza limitrofi a panorami grigi, reiterazioni, meccanicità che fu della (originaria) teppaglia post-JD: grossi giri di basso a scandire ritmiche ovviamente marziali, voci stentoree o annoiate, spesso in modalità declamatoria, depressione un tot al kilo, caligini sonore a tutto dark, una certa mobilità interna alle dinamiche sonore che li stacca un po’ dal modello basico (l’ossessione quasi tedesca di Execution/Rise) unite a certi omaggi che sono fin troppo evidenti (la title track è più di un riferimento ai mancuniani di cui sopra) fanno di questo secondo passo (Dissemble del 2015 e una manciata di singoli-gavetta come da tradizione british, i passi precedenti) un buon disco per orecchie semi-vergini e facilmente impressionabili. Insomma, pochi fronzoli e dritti indietro nel tempo, come si diceva per l’esordio. (6.5/10)

Discorso diverso per i nostri The Hand che sempre a quel periodo aureo fanno riferimento pur con un compasso temporale che è leggermente più ampio, tirando in ballo qualche anno prima, il glam bowiano, e qualche anno dopo, quello del proto-shoegaze tutto ecstasy e derive ballabili, e uno spettro sonoro che prende tutto ciò che c’è dal dancefloor al synth-pop in una carrellata priva di appigli cronologici ben evidenti. Non una riproposizione né un omaggio pedissequo, quanto una sorta di percorso di “rielaborazione, introiezione e rilascio” in cui si centrifugano post-punk ridotto all’osso, wave virata electro, sputi di J&MC, incedere manchesteriano, motorik&kraut’n’roll, il disfacimento autodistruttivo degli Stone Roses, le pasticchette che ti facevano ballare fino all’alba con un emoticon ante-litteran a sorvegliare il tutto… Insomma, un bel mischione che dissemina indizi e input, semplici frasi o omaggi intellegibili qua e là (vince chi individua tra J&MC e Teardrop Explodes anche un riferimento ai Cult!) e che ricostruisce un percorso che è sì dei “tre che sono una moltitudine” – Emiliano Tortora, Fabrizio Mazzuccato e Sandro Di Canio, per la cronaca – ma che è anche e soprattutto di quelli che quei tre decenni li hanno attraversati. Uno dei modi più intelligenti e meglio riusciti di intendere il termine revival: rivitalizzare il passato, riproporlo col massimo rispetto ma anche col massimo gusto. File under: gli ultimi 30 anni in terra d’Albione, ma non soltanto. (7/10)

Voti
Amazon

Ti potrebbe interessare

Le più lette