Live Report

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Le Poisson Rouge, situato nel Greenwich Village, è sicuramente uno dei locali più brutti di New York: fuori una lisca di pesce rossa in carta pesta, dentro una discoteca da pomiciata della domenica. E’ comunque facile ignorare i problemi di decoro quando per anni è rimasto uno dei luoghi cardine della musica dal vivo, spesso ospitando concerti di artisti affermati a costi irrisori. Partecipando in quell’uragano di band che è l’annuale CMJ, Le Poisson Rouge ha organizzato una serata atipica, soprattutto se si pensa che ad organizzarla ci sono i due dj house della Fixed, radunando insieme tre dei musicisti più scuri del momento.

Autre Ne Veut è accompagnato da corista, batteria e tastiere live. Il suo R&B malinconico si distingue per essere molto più energetico, weird e primitivo di altri artisti simili alla How To Dress Well. Il giovanissimo musicista newyorchese si muove sul palco come un forsennato per cinquanta minuti, con gli occhi spiritati, mentre intona virtuosismi vocali a metà tra Prince e Whitney Houston. La sua figura esile ed esangue viene scossa da tremori causati dalla sua stessa musica. Preso dalla foga si siede pure ad un pianoforte a coda per accompagnare la sua voce. Emozionante e toccante anche quelle poche volte che le capacità tecniche gli vengono a mancare, perché il tutto è sostenuto dalla pura forza dell’esibizione. Forza che nasce dal suo saper ridurre l’R&B alla sua base emotiva, al momento in cui la voce si spezza e il dolore trasforma il pianto in rabbia.

Con il dj set di Vatican Show i volumi aumentano alla ricerca dell’impatto fisico. Nel buio completo l’unica figura è quella di Fernow illumita da abbaglianti luci bianche. Il set è modellato sulla base del suo Operation Neptune Spear, mantenendo solo il lato più opprimente del sound e rinunciando sia alle atmosfere cinematografiche che ai loop di TR-808. Un set minimale ed incalzante dove la batteria e le percussione industrial si inseguono trascinando l’attenzione dello spettatore in un estenuante tour de force. Di tanto in tanto Fernow si fa prendere dalla nostalgia e ricordandosi di essere Prurient inizia a saturare l’imput per poi infilare scariche di rumore bianco senza alcuna pietà per il pubblico.

Delusione invece per Holy Other. Spettacolo ridotto al minimo anche a livello visivo: niente velo, niente laser ad altezza uomo (come al secret show di un mesetto fa a Kent 285), ma solo una proiezione di giochi di luce e nebbia su un telo. Holy Other decide di andare sul sicuro ed esegue il suo ultimo Held con un Launchpad, senza correre nessuno rischio o osare mai un attimo di improvvisazione. L’unica differenza del live dal disco è l’aver fatto il shuffling delle tracce. Una scelta comprensibile per un act giovane che non ha ancora ben capito come voglia presentarsi sul palco, ma resta comunque l’amaro in bocca a pensare che se anche il midi controller fosse stato spento non se ne sarebbe accorto nessuno.

4 Novembre 2012
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