Recensioni

6.9

Ok, talvolta mi prende un attimo di sconforto. Di morbido sconforto. Il non saper quasi che scrivere, che poi – figuriamoci – in realtà altro non è che un descrivere qualcosa, una cosa che mi piace stare a sentire (ascoltare). Questi Ballboy, ad esempio. Quartetto scozzese per nulla esordiente anzi al quinto album da un lustro a questa parte.

Intitolato I Worked On The Ships, mette in fila undici pezzi che ti massaggiano quelle parti d’anima che a suo tempo hai già dedicato agli indolenzimenti dolciastri dei primi Belle And Sebastian e alla laconica mestizia dell’ultimo Steve Wynn. Quindi: corde acustiche, tastierine, pastelli elettronici, elettricità garbata, un ukulele, un violoncello, un’armonica, quel disincanto condito di frugale trasporto, fiabesche digressioni e vellutata ironia.

Cos’altro aggiungere? Ah, ma certo: John Peel stravedeva per loro. Come sempre, aveva le sue buone ragioni.

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