• Gen
    06
    2015

Album

Aerophonic Records

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Sesta uscita per i Ballister, mirabolante trio composto dal sassofonista Dave Rempis, dal violoncellista Fred Lonberg-Holm e dal batterista Paal Nilssen-Love. I primi due sono di casa a Chicago e il terzo viene da Oslo, tutti e tre attivissimi nel corso degli ultimi decenni accanto ai nomi più caldi del free jazz mondiale. A lungo nei Vandermark 5, Rempis e Lonberg-Holm hanno collaborato con gente tipo Weasel Walter, Jeb Bishop e Jim O’Rourke. Anch’egli figlioccio del prode Ken Vandermark, Paal Nilssen-Love vanta ormai una discografia sterminata: celebre dalle nostre parti per i lavori con i The Thing del vicino di casa Mats Gustafsson, non meno rimarchevoli sono le produzioni con John Butcher, Rodrigo Amado e Adam Lane.

Chi ha familiarità con questi profili non faticherà a immaginare cosa trovare tra i solchi di Worse for the Wear. La musica dei Ballister pulsa sui timbri funesti di Peter Brotzmann, com’è naturale dispiegata verso l’avanguardia di Cornelius Cardew e Anthony Braxton. Musica vivissima e nient’affatto passatista, lontana anni luce da quel che, ahinoi, è correntemente spacciato per jazz. I tre poi stanno ormai a meraviglia assieme, e trovano nello spettro sonoro di questo disco qui un equilibrio impeccabile.

I ventuno minuti di Fornax si aprono concitati: il sax ribatte su registri alti, il cello è spesso filtrato dal fuzz e vibra sulle frequenze più basse, la batteria rallenta e accelera, preme e scalpita. Un suono brutale, lancinante, che pian piano finisce per sfilacciarsi negli staccati dell’archetto di un Lonberg-Holm ispiratissimo. Scutum introduce brandelli post-bop: il dialogo tra tenore e cello esplora presto soluzioni microtonali, mentre Paal Nilssen-Love si sfianca a spargere colpi tremendi, Rashied Ali redivivo. Prossima alla free improvisation, Vulpecula indulge invece in paesaggi meditativi, che tuttavia si impastano disarticolati e sinistri. Turbolento eppure straripante di trovate, il flusso improvvisativo dei Ballister tinge di fresco la lezione impartita da Julius Hemphill e Abdul Wadud ai tempi di Coon Bid’ness: il disco piacerà, e tanto, anche ai novizi.

19 Marzo 2015
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