• dic
    01
    2010

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Fire Records

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Partirei da un aneddoto, che mette insieme il buono, il brutto e il cattivo della saga Bardo Pond, della promozione e del loro pensionamento post-lisergico agli occhi e alle orecchie del pubblico nostrano – forse appartenente a una generazione già avanzata rispetto agli ascoltatori più recenti, ma di fatto quella che da sempre è l’interlocutore preferenziale del super-trip ben oleato. Piero Scaruffi riceve in maggio 2010 un’e-mail da un Gibbons, dove il Bardo Pond-iano gli intima di smettere di stroncare le ultime produzioni della band di Philadelphia. Immediatamente il critico ormai californiano pubblica la missiva in rete e la fa diventare cosa nota. Sembra l’ultimo atto della vicenda del combo psichedelico, una grottesca conferma dello stato di melma in cui le composizioni e le azioni del gruppo versano da anni.

Ciò nonostante, ascoltando il self titled con cui Isobel Sollenberger e soci timbrano il cartellino al fotofinish del 2010 si sente solo tanta concentrazione e voglia di replicare se stessi, e poca paura e pretesa di piacere all’esterno. Se in Just Once Isobel ci prende per mano nella pastoralità folk (temutissima, visti i trascorsi, ma in questo caso riuscita) e ci conduce nella sabbatico maelstrom che conosciamo, i venti minuti di Undone fanno da immobile karma, da baricentro pachidermico di rumore psichedelico, senza l’intenzione di sperimentare nulla ma ricercando unicamente il trip rassicurante. Sembra impossibile, ma il viaggio della coscienza può essere anche qualcosa di noto, un territorio dove si vanno a ritrovare sensazioni conosciute. L’ultima frontiera della psichedelia oltranzista è un contratto con l’ascoltatore.

Tu non ti preoccupare di nulla, non ti stupiremo né cercheremo di mettere nulla fuori posto, e comunque pensiamo a tutto noi. Detto fatto: ecco The Stars Behind, volenti o nolenti (altri) tredici minuti di passo lento verso una landa fumosa e scura, senza novità ma perfettamente allestita, crescendo al ralenti, di fatto un non-crescendo. L’alternativa sono i toni da tarda cosmische finto-ingenua di Waynes Tune, e a questo punto tifiamo per la prima mossa. Più che l’ennesima alterazione, la coscienza di un saper fare. Al ribasso, forse ma di qualità rinnovata.

7 gennaio 2011
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