• Apr
    03
    2015

Album

Loose Music

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Prendete Bob Dylan, Townes Van Zandt e Neil Young e avrete il mondo di Barna Howard, (relativamente) nuovo eroe del folk revival proveniente dal Missouri, nel Midwest. Una storia comune, un percorso quasi obbligato se vieni da quelle parti: finisci per suonare la musica che ti ha cresciuto. E così il giovane Barna, dopo gli studi, inizia a viaggiare e a fare esperienze che inevitabilmente finirà per mettere nel primo disco uscito nel 2012. E poi? Dopo un buon riscontro e una serie di sincronizzazioni con l’industria cinematografica indipendente, eccolo qui con il secondo disco uscito per Mama Bird Recording/Loose Music, una garanzia se suoni il genere Americana.

E lui lo suona eccome. Probabilmente non potrebbe fare altro, rispettoso e appassionato com’è nei riguardi dei grandi padri del genere. E così Quite A Feelin’, questo il titolo del nuovo disco, suona come un tributo a questo sound, costantemente a velocità moderata e dagli assonnati colori autunnali. Ed è quasi un peccato perché l’opening track Indiana Rose fa ben sperare con quella progressione armonica delicata e romantica arrangiata dalle chitarre acustiche e dal banjo. E se la successiva Better Side Of Blue centra perfettamente il tipici stilemi dell’old country music, la sensazione che ci possa essere anche una scrittura più personale sembra far capolino con Hands Like Gloves. Ma basta arrivare a metà disco con la pur ottima title track per capire che oltre certi confini non si può proprio andare, nonostante una discreta vena melodica. E così l’album scorre via facilmente e con un po’ di noia verso il finale, senza guizzi e senza derive stilistiche che si discostino dal macro genere.

Intendiamoci: Quite A Feelin’ non è un cattivo disco, ma è sicuramente monocorde per il modo in cui interpreta l’alternative country folk. Siamo lontani da personaggi come il navigato Pete Molinari o il promette emergente Jonah Tolchin, ma se da questo album cercate solo un ritorno alle origini e a sonorità spoglie e semplici, allora vale la pena ascoltarlo, a patto di non aspettarsi di superare i paletti che il country in qualche modo impone.

4 Maggio 2015
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