Recensioni

5.7

Sul finire degli anni Novanta, più o meno fino al 2005, la Anticon è stata l'etichetta indipendente che più di ogni altra ha contribuito a definire il concetto di abstract hip hop, ovverosia un tipo di rap music completamente sradicata dal contesto del cosiddetto “black male machismo” e declinata in un'ottica molto cerebrale, intellettualoide e – appunto – astratta. Ancora oggi i due dischi dei cLOUDDEAD suonano come dei piccoli capolavori, e anche il materiale di Themselves, Alias e Sole è invecchiato in maniera egregia (non ho citato invece Why? perché lì siamo dalle parti dell'indie-rock tout court).

Negli ultimi anni tuttavia le uscite Anticon hanno cominciato a perdere di rilevanza e a ben vedere è veramente da un bel po' di tempo che la label californiana non caccia fuori un disco davvero buono. Questo Cerulean, album d'esordio del giovanissimo Baths, non riesce ad invertire la rotta, anzi. Siamo di fronte ad un'elettronica fatta a pop che vuole essere tutto e niente: voce in falsettissimo, ritmiche hip hop sconnesse (scimmiottando il filone cosiddetto wonky) e patina estetizzante sopra. Un tizio del Guardian l'ha definito come: "J Dilla playing around with the Pavement and Prince catalogues". Bah. Qualcosa di buono ci sarà pure, ma sfido chiunque l'abbia ascoltato lo scorso anno (il disco è del 2010) a ricordarsi qualcosa. C'è un pezzo che sembra Dj Premier vestito da hipster, un altro Flying Lotus che invita Toro Y Moi al ballo di fine anno, un altro ancora Aphex Twin che fa il commesso da American Apparel. Insomma, la fighetteria più assoluta. Che noia.

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