Recensioni

5.8

A quasi un anno dalla sua uscita, i Battles ci ripropongono Gloss Drop per rivisitarlo insieme a dodici artisti. I math rockers di Brooklyn non tradiscono le aspettative nella scelta dei collaboratori e mettono insieme una rosa non solo di tutto rispetto ma anche estremamente varia e audace, capace di spaziare dall'euforia di Hudson Mohawke (Rolls Bayce) ai tribalismi circensi dei Gang Gang Dance (Ice Cream). Con un team del genere ed un album spesso criticato per non essere stato capace di esprimere completamente le sue potenzialità, le carte in tavola per una serie di remix solidissimi c'erano tutte. Purtroppo, al posto di una cartoonesca apoteosi da superstar, una volta fatto partire il disco ci si ritrova davanti una serie di pessimi imitatori capaci solo di assomigliare a sé stessi. E' il problema di EYE o di The Alchemist, che cercano di tenere fede ai frenetici arrangiamenti degli originali senza mai riuscire ad esprimere la loro complessità o personalità. Gui Boratto e The Field, invece, sembra che nemmeno abbiano avuto la voglia di cimentarsi con la rilettura delle tracce, decidendo di raderle al suolo per poi ricostruirle come una qualsiasi delle loro canzoni. Gui Boratto (Wall Street) ci rifila la solita (quanto apprezzabile) tech-house fatta di sottili progressioni, crescendo e affabili melodie, mentre The Field sfoga il suo lato ossessivo-compulsivo campionando probabilmente l'ultimo mezzo secondo di Sweetie & Shag. Nessuna delle due tracce assomiglia nemmeno lontanamente all'originale, ed è un peccato quando si ripensa alla cura che i The Field hanno dimostrato nella loro cover dei Korgis. 

I Battles restano un'anomalia difficile da digerire anche negli strati della cultura musicale che più si sono mostrati accoglienti nei loro confronti, come appunto casa Warp. Se è palese sin da un primo ascolto che questi sono remix fatti per far quadrare i conti, risulta ancora più chiaro come tutti gli artisti si siano scontrati con serie difficoltà nel momento di approcciare l'album. Difficoltà non solo nel comprendere la direzione e la struttura da dare alle canzoni, ma anche nel riuscire a integrare e reinterpretare il gusto che ha formato il sound nel suo insieme. 

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