• Mar
    06
    2015

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BBE

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«Lo spirito del dub continua a guidare tutta la musica che creo»: sono queste le parole con cui Brian May – in arte Beam Up – presenta il suo Innerstand nelle note stampa, ed in effetti non vi è motivo di dubitarne. Il nuovo disco pubblicato da BBE Records si rivela, infatti, quanto di più ovvio e privo di originalità si possa immaginare nel 2015 per questo genere musicale, un compendio di ritmi scontati e deja-vu sonori che fanno assomigliare questi 13 brani ad un patchwork preconfezionato per l’ascoltatore medio.

Tutti difetti, per la verità, oggi assimilabili ad un alto numero di pubblicazioni dub, parte delle quali non possiede neppure i featuring di Innerstand, che in singoli casi riescono a risollevare una release altrimenti discutibile. La vocalità di Katya Tasheva spezza, ad esempio, la monotonia in Dive, ma viene immediatamente sostituita dalla sciatteria di Divers, una traccia di cui si fa fatica a salvare anche un singolo elemento, a causa di una sostanziale mancanza di idee personali. Ascoltare poi No Chains ci fa tornare indietro di almeno 40 anni, ma non si tratta di un viaggio di piacere verso un’interessante attualizzazione di genere, bensì di una ripetizione di temi ormai stantii e ritmi ascoltati fino all’esasperazione. Un disco che si fa dimenticare alla velocità di un beat.

20 Marzo 2015
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