• Nov
    01
    2009

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Hometapes Records

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Che l’act dell’anno 2009, classifiche permettendo, siano stati gli Animal Collective è fuori discussione. Non è questo il luogo da cui analizzare le loro mutazioni, ma per spiegare il nuovo disco del gruppo di Jon Philpot (ex Presocratics) sembra doveroso riconoscere quanto il gruppo di Baltimora stia influenzando i generi della musica ‘elettronica’ (dal wonky al glo passando pure per quello che chiamavamo indie rock).

Se si ascolta questo disco veloce, osannato da Pitchfork e da gran parte del giro giusto della critica d’oltreoceano, si capisce come le sonorità degli animali siano diventate pane quotidiano per i gruppi emergenti. La parola d’ordine che si aggiunge all’eterogeneità del gruppo di Panda Bear e soci è retrofilia. In particolare i suoni anni 80. Non avevamo già sentito questo profumo? Sì, nei ragazzi del glo solo pochi istanti fa.

Ma qui il tracciato sonoro non va tanto ad indagare quelle connessioni da pop star, anzi cerca di percorrere i binari del rock tout court. Sembra quasi di sentire la freschezza dei Fleet Foxes senza country (il primitivismo della batteria e i cori di Beast In Peace), le chitarre dei Cure (Dust Cloud), gli echi degli Stone Roses (Wholehearted Mess) il tutto mescolato sapientemente in calderone che convince (soprattutto nelle belle tastiere progressive di You Do You) e prelude al meritato successo. Il disco entra di diritto nel rock anni 00, di semplice assimilazione e di facile consumo si lascia ascoltare. Per tutti i palati.

4 Gennaio 2010
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