• Apr
    01
    2012

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Hometapes Records

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Se Beast Rest Forth Mouth è stato il disco che li ha tolti dal cono d’ombra e il tour di oltre 200 date che ne è seguito ha contribuito ad avvicinarli moderatamente a ciò che in USA chiamano arena-rock status, con I Love You, It’s Cool i Bear In Heaven proseguono sullo stesso sentiero di synth-jam surreali (evocanti 80s innamorati dei crescendo, pop ad imbrigliar pure tendenze prog, estetica shoegazing) con una diversa e maggiore ambizione.

I Love You, It’s Cool gioca sull’espansione dei synth che si ingrossano ad ogni nota, le percussioni a seguirli e la voce di John Philpot a fondersi col tutto completando il quadro di euforico riempimento dello spazio. C’è attenzione minuziosa all’interconnessione fra i brani perchè è progetto coeso e ascolto ben più funzionale se d’insieme, ricordando in questo il colosso di M83 Hurry Up, We’re Dreaming, seppur con meno intenzioni d’epicità e un occhio in più all’attitudine dancey. E le standout-tracks non mancano: Idle Heart è un turbinante, pulsante, luminoso pezzo elettro-rock, World Of Freakout vira sulla psichedelia e le stravaganze degli Animal Collective, Space Remains espone una gamma di percussioni tribali sommerse da elettronica cosmica ed instabile.

Ciò che impedisce ad I Love You, It’s Cool non tanto di superare, quanto di eguagliare la riuscita del suo predecessore sono essenzialmente impatto, andatura e la mancanza di altezze magnificenti quali potevano essere quelle portate a Beast Rest Forth Mouth da una gemma quale Wholehearted Mess. Eppure è un grower album che ad ascolti ripetuti restituisce degna ricompensa. La chiave di lettura era stata d’altronde già fornita in anticipo dagli stessi Bear In Heaven attraverso bizzarra mossa promozionale: streaming integrale dell’album ma rallentato del 400,000%, per 2700 ore di musica continua ad accompagnare i fan fino alla release. Come a dire “ha bisogno del suo tempo ma ne vale la pena”.

30 Aprile 2012
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